domenica 26 ottobre 2008

Polmone

Barghini G. (*), Barghini F. (**) – Obiettivo prevenzione. I fattori ambientali di rischio oncogeno per tumori del polmone. Loro importanza nell’andamento della mortalità per tumori polmonari nella provincia di Massa Carrara fino agli anni ottanta ed in Carrara fra 1945 e 1988. Conoscenze ai fini di una razionale prevenzione.

Parole chiave: Attività lavorative. Tumori del polmone; fattori oncogeni : fumo di sigarette; fumo passivo; silice; polveri vegetali ; oli minerali; fitofarmaci; idrocarburi; scagliette fini di marmo (?); polveri metalliche (?).

Keywork: “ATTIVITA’ LAVORATIVE”. Lung’s neoplasm; oncogenic factors: cigarettes; passive smoke; silica; vegetable dusts; mineral oils; phyto-parasiticides; hydrocarbons; thin chips of marble; metallic dusts.

Riassunto

Una ricerca del CNR di Pisa e di una Agenzia Regionale pubblicata nel 2006 dal titolo “Mortalità per tumori in Massa Carrara 10 anni dopo la chiusura dell’ANIC-Rumianca e della Farmoplant”, fa sospettare che l’inquinamento atmosferico della Zona Industriale sia la causa dell’elevata mortalità per tumori del polmone nei maschi della zona di Massa Carrara negli anni dal 1990 al 2000.

Chi scrive ha effettuato diverse ricerche interessanti la mortalità per tumori polmonari in Carrara fra il 1945 ed il 1991. Le numerose osservazioni epidemiologiche consentono di escludere qualsiasi influenza dell’inquinamento atmosferico prodotto dalla zona industriale. L’inquinamento atmosferico vi è stato, ma non ha influenzato l’elevata mortalità per tumori del polmone nei maschi di Carrara e di Massa.

E’ possibile affermarlo per aver analizzato l’influenza che i vari fattori possono aver avuto nel determinare i tumori del polmone. Non vi è dubbio che le abitudini fumatorie dei defunti, il fumo passivo e le esposizioni dirette ai vari fattori di rischio oncogeno durante le attività lavorative hanno contribuito ad aumentare il rischio alle quali erano esposte le diverse coorti di lavoratori .

Negli anni cinquanta alcune indagini epidemiologiche misero in evidenza che il fumo attivo ed il fumo passivo sono due fattori di rischio oncogeno capaci di provocare tumori del polmone. Gli Autori misero in evidenza che in Carrara il fumo di sigarette era l’unico fattore al quale erano stati esposti, fra 1964 e 1988, 165 maschi, il 21% dei morti per tumore del polmone.

Due indagini precedenti avevano consentito di osservare che, fra 1951-1965 e 1966-1980, 421 maschi erano morti per tumori del polmone, di essi 382, il 90,7%, dei morti per tumore del polmone fumava sigarette. Di loro 306, l’80%, frequentava abitualmente o occasionalmente ambienti nei quali fumavano più persone. Negli anni nei quali furono condotte le due indagini nessuno dei familiari dei 382 morti morì per tumori del polmone.

Indagini successive hanno mostrato che la mortalità per tumori del polmone in Carrara è più elevata che in Italia, anche se il consumo testatico di sigarette in Carrara è stato lo stesso che in Italia. Dunque altri dovrebbero essere i fattori di rischio oncogeno alla base dell’elevata mortalità per tumori del polmone in Carrara.

Fra 1964 e 1988 i maschi morti per tumori del polmone furono 783, di essi 243, il 30% circa, erano addetti alle lavorazioni del marmo. L’interazione fra fumo di sigarette e silice e per alcuni il fumo passivo furono i fattori di rischio oncogeno che provocarono i decessi fra i “marmisti”. La stessa indagine evidenziò una mortalità elevata in altre categorie di lavoratori. In particolare evidenziò l’elevata mortalità per tumori del polmone entro i 54 anni negli autotrasportatori, nei chimici e nei meccanici.

L’elevata mortalità per tumori del polmone è legata a specifiche esposizioni a fattori di rischio propri di alcune attività lavorative e non è dovuta all’inquinamento atmosferico della zona industriale al quale, in epoca più recente, va aggiunto quello prodotto dall’inceneritore di rifiuti domestici, che ha funzionato per circa 20 anni nella zona industriale.

L’indagine degli Esperti del CNR e della Regione ha documentato anche l’elevata mortalità per altri tumori e malattie. Questi decessi sono probabilmente legati a diversi fattori non legati all’inquinamento atmosferico. Probabilmente alcuni decessi potrebbero essere dovuti ad abitudini di vita o a malattie infettive, talora inapparenti.

Poiché il decesso per tumori del polmone si osserva dopo anni ed anni di esposizione questo è il motivo che queste morti non suscitano apprensione per cui la morte per tumore di un lavoratore può essere chiamata la “morte silenziosa”.

Questo è anche il motivo per cui la morte di un lavoratore può sfuggire all’attenzione delle Autorità Sanitarie.

Summary

A research of the CNR of Pisa and another one of a Regional Agency, published in 2006 and entitled “Mortality in Massa Carrara due to tumors, ten years after the closing of two industries _ ANIC – Rumianca and Farmoplant” drive in suspecting that the Industrial area atmospheric pollution ius the increased mortality main factor for lung tumors in males from 1990 to 2000.

Personally, I made several researches concerning lung tumors mortality between 1945 and 1991 in Carrara. The numerous epidemiological observations allow in excluding any atmospheric pollution influence, produced by the industrial area, in the high mortality for lung tumors in males of Carrara and Massa. This we can firmly affirm by the analysis of the influence that different factos should have had in determining lung tumors. The deceased habit in smoking, passive smoking and the direct exposition in various tumor risk factor during their working activities, contributed in increasing the risk toward which workers were exposed.

The high mortality due to lung tumors is connected with the exposition to specific risk factors, typical of some working activities and not to industrial area atmospheric pollution to which we can more recently add the one produced by domestic waste incinerator, that has been in function for about 20 years in the industrial area

Active and passive smoking are two oncogenic risk factors, capable to cause lung’s neoplasm. The Authors ascertained that in Carrara, the smoke of cigarettes was the only factor to which 165 males had been exposed, 21% of the deceased for lung’s neoplasm between 1964 and 1988. They had observed that, between 1951-1965 and 1966-and 1980, 421 males were deceased for neoplasm of the lung; among them, 382, 90,7% of the

deceased for lung’s neoplasm were cigarettes smokers. Among them, 306 (the 80%) usually or occasionally frequented environments in which several people used to smoke.

None of the family of the 382 deceased died for lung’s neoplasm. The mortality for neoplasm of the lung in Carrara is the most elevated in Italy, despite the consumption of

cigarettes in Carrara has been the same that in Italy. Therefore, the factors of oncogenic risk at the base of the elevated mortality for lung’s neoplasm in Carrara, should be others.

Between 1964 and 1988, males deceased for tumors of the lung were 783; 243 of them, around 30%, were employed to the workmanships of marble. The interaction between smoke of cigarettes and silica and, for some, passive smoke, was the factor of oncogenic risk that

caused the deaths among the marble workers. The same investigation underlined an elevated mortality in other workers categories. It particularly pointed out an elevated mortality for tumors of the lung within the age of 54 of haulage contractors, chemists and mechanics.

The high mortality due to lung tumors is connected with the exposition to specific risk factors, typical of some working activities and not to industrial area atmospheric

pollution to which we can more recently add the one produced by the domestic waste incinerator, that has been in function for about 20 years in the industrial area.

The CNR and Region investigation documented the high mortality due to other

tumors and diseases. These deaths are probably bound to different factors not necessarily tied

to the atmospheric pollution. Some deaths could probably be of life’s custom or infectious diseases, sometimes non apparent. Since death for lung tumor is observed after years and years of exposition, this is the reason why these deaths do not arouse misgiving and a worker’s death for tumor lung is often called “the silent death”.

This is also the reason why a worker’s death can be shun to te Sanitary Autority attention.

Premessa

“Vi sono almeno tre motivi per affrontare il problema della prevenzione della malattia neoplastica, oggi, in Italia. Il primo è di ordine quantitativo. I brevi accenni di epidemiologia descrittiva servono a richiamare l’attenzione sulla posizione che i tumori occupano oggi nel nostro paese quale causa di morte……Il secondo punto è la constatazione che oggi si possiedono armi sempre più efficaci per la lotta contro i tumori …….Il terzo motivo, che, forse, sarebbe stato meglio citare per primo, è il fatto che le maggiori speranze ai appuntano sulla medicina preventiva più che sulla medicina diagnostico-terapeutica” (Dardanoni L., 1.1996).

Ora per attuare una prevenzione corretta è indispensabile conoscere le situazioni in atto, tumore per tumore, in ciascuno dei due sessi, zona per zona.

Che la medicina preventiva abbia un ruolo importante sia in campo oncologico sia in altri campi lo confermò Giovanni Berlinguer, il quale scrisse “La medicina scolastica rappresenta la feconda integrazione di due diritti costituzionali dell’individuo, il diritto all’istruzione ed il diritto alla salute……” e Berlinguer aggiungeva “il diritto alla salute si sviluppa con due distorsioni fondamentali, mentre: a) la scienza medica si orienta ovunque verso la priorità della prevenzione, all’accrescimento del potenziale terapeutico non si è accompagnato un parallelo incremento dei servizi di medicina preventiva” (Berlinguer G., 2.1964). La prevenzione esige una conoscenza delle singole situazioni cosa che non sempre si attua o meglio coloro che dovrebbero ispirare la promozione non sempre

forniscono gli elementi utili per conoscere le singole situazioni che incidono sull’andamento delle malattie tumorali e nel loro andamento nel tempo.

Anni fa Salute e Territorio pubblicò “Il possibile ruolo dell’igienista di base” nel quale fra l’altro era scritto “Gli igienisti di base, per concorrere a garantire una migliore tutela dell’uomo, potranno farlo a condizione di disporre di diverse e migliori conoscenze delle situazioni sanitarie di coloro di cui debbono tutelare la salute” (Barghini G., 3.1990)

E’ possibile fornire qualche elemento utile per adottare misure di prevenzione analizzando ora, nel 2008, l’andamento della mortalità per tumori del polmone in Carrara in un lungo periodo di tempo, che va dal 1945 al 1991. A nostro avviso si.

Il confronto fra la situazione degli anni ottanta con quella attuale fra le diverse coorti di lavoratori, nelle quali si sono verificati i decessi, potrebbe consentire di stabilire se alcune

misure di igiene ambientale sono risultate efficaci. Inoltre i confronti potranno consentire di stabilire se l’elevata mortalità per tumori del polmone possa essere dovuta solo alle abitudini

fumatorie e al fumo passivo. Inoltre in Carrara e in Massa potremmo verificare se e quale potrebbe essere stato il ruolo dell’inquinamento atmosferico prodotto dalla zona industriale, prima, e successivamente dall’inquinamento della zona industriale e del forno di incenerimento dei rifiuti domestici –che ha funzionato per circa 20 anni ai margini della zona industriale -. L’inquinamento, dati i rapporti fra zona industriale, venti marini e disposizione delle colline, che fanno imbuto verso Carrara,- potrebbe nel tempo aver influenzato la salute e lo stato di benessere della popolazione di Carrara.

Scopo di questa osservazione è quello di verificare se questi potenziali rischi hanno inciso e come hanno inciso sulla salute della popolazione di Carrara.

Per questo lo studio torna a descrivere risultati di ricerche note, fra queste la possibile influenza delle abitudini fumatorie, delle attività lavorative e del fumo passivo, che, all’inizio degli anni cinquanta, fu accertato essere un fattore di rischio oncogeno (Tokuhata G.K. 4, 1954)

Nel 2008 il rischio da fumo passivo dovrebbe essere stato eliminato dalle recenti disposizioni di legge che vietano di fumare negli ambienti chiusi, anche se il fumo passivo, forse, potrebbe avere ancora una certa influenza in coloro che si esposero per anni.

A nostro avviso solo una migliore conoscenza delle singole situazioni potrà

permettere opportuni interventi che potranno consentire di parlare di Diritto alla Salute.

Le ricerche preliminari sulla mortalità per tumori polmonari in Carrara.

In via preliminare viene descritto l’andamento della mortalità per tumori del polmone

in Carrara, in Massa fra 1945 e 1965 in un periodo nel quale le conoscenze e le attrezzature diagnostiche non erano quelle raggiunte dopo la metà degli anni sessanta, anche se gli Ospedali di Carrara e di Massa, negli anni cinquanta, avevano due bravi radiologi.

Successivamente sarà descritto l’andamento della mortalità di un lungo periodo nel quale si suppone che conoscenze ed attrezzature diagnostiche siano state uguali in tutta l’Italia.

Le prime ricerche consentirono di individuare i possibili fattori di rischio oncogeno derivanti dalle attività lavorative, dalle abitudini fumatorie dei morti per t. .p. in Carrara, dalle loro abitudini ricreative con esposizione al fumo passivo. Questi fattori hanno certamente contribuito ad aumentare la mortalità per tumori del polmone negli anni.

All’inizio degli anni cinquanta il prof. Mazzitelli, già Ufficiale Sanitario di Carrara dagli anni venti agli anni cinquanta e per un certo periodo di Apuania (il Comune di Apuania riuniva i Comuni di Massa Carrara e Montignoso), riassumeva in “Discorriamo sul Cancro” precedenti e più recenti osservazioni con queste parole “Il tumore del polmone nei lavoratori del marmo è pressoché sconosciuto.” (Mazzitelli, 5.1956). In effetti il Mazzitelli riferiva che fra il 1920 ed il 1932 non vi erano stati decessi per t. p. nei marmisti. Ma nel 1951; 1952 e 1953 i decessi per t. p. furono rispettivamente 4; 3; e 5; mentre nel 1954 e 1955 i decessi per t. p. furono 11 e 9. L’incidenza di t. p. era modesta fino al 1953; risultò aumentata nel 1954 e 1955. L’aumento del numero dei decessi non giustificava le conclusioni del Mazzitelli.

Quelle conclusioni erano dovute a diversi fattori: a) la scarsa conoscenza che i medici italiani avevano di questa malattia fino agli inizi degli anni cinquanta (Il Prof. Valdoni, Direttore della Clinica Chirurgica dell’Università di Roma lo scrisse in un Suo articolo); b) le modeste attrezzature diagnostiche disponibili dagli Ospedali in quegli anni; c) e soprattutto i bassi ritmi di lavorazione nell’estrazione e nella segagione del marmo e le modalità con le quali la lavorazione avveniva fino agli anni cinquanta. La tecnica di lavorazione era lenta ed usava acqua per raffreddamento. In queste condizioni di lavoro erano prodotte poche polveri, che ricadevano rapidamente appesantite dall’acqua.

Dopo gli anni cinquanta alcune tecniche di lavorazione furono modificate, vedremo

come e vedremo la loro importanza sull’incidenza della malattia.

Una prima ricerca, da considerare preliminare, sulla mortalità per tumori del polmone

in Carrara utilizzò le denuncie di morte in Carrara, rilevabili dal registro di mortalità che l’Ufficio di Igiene del Comune teneva da anni. I periodi interessati per confrontare l’andamento della mortalità per t. p. in Carrara furono due, ognuno di nove (9) anni Barghini G., 6.1964). Il primo periodo interessò i decessi per t. p. fra 1945 e 1953, nei 9 anni vi furono 14 decessi per t. p. nei maschi e 6 nelle femmine. Il secondo periodo interessò i decessi per

t. p. verificatisi fra 1954 e 1962, nei 9 anni i decessi per t. p. nei maschi morti in Carrara furono 123; nelle donne i decessi per t. p. furono 2 (Tabella n. 1)

Tabella n. 1 – Mortalità per tumori del polmone in Carrara fra 1945-1953 e fra 1954-1962



1945-1953

1954-1962

Addetti lavorazioni marmo

7

54

Industriali


1

5

Operai, muratori, Manovali

5

31

Impiegati, insegnanti

1

23

Altri


0

10

Donne


6

2

Totale


14 + 6

123 + 2

Barghini G. – Annali San. Pubblica 1964, 4, 795-806

L’osservazione confermò la modesta mortalità per t. p. in Carrara prima del 1953 e l’aumento della mortalità per tumori polmonari nei maschi riferito dal Prof. Mazzitelli .

L’indagine evidenziò un elevato aumento dei decessi per t. p. negli addetti alle lavorazioni del marmo, negli industriali del marmo, negli operai, muratori e manovali e negli impiegati ed insegnanti. L’aumento della mortalità in questi soggetti probabilmente era dovuto a fattori di rischio diversi, alcuni legali alla loro attività lavorativa e al fumo, attivo e passivo. Negli impiegati e negli insegnanti i decessi erano legati alle loro abitudini fumatorie e, per alcuni, alla frequenza di locali nei quali fumavano più persone, ed erano esposte a fumo passivo, di cui, allora, era ignorato il rischio oncogeno.

Sorprese l’elevata mortalità per t. p. negli industriali.

Altra ricerca, da considerare preliminare, è quella che accertò l’andamento delle mortalità per tumori influenzati dal fumo e l’andamento delle mortalità per tumori non influenzati dal fumo nei maschi e nelle femmine comuni di Carrara, di Massa, della Lunigiana Massese e della Lunigiana Spezina nei 3 quinquenni fra 1951-1965.

Questa ricerca interessò l’andamento della mortalità di: a) sette tumori influenzati dal fumo nei due sessi: polmone; stomaco; cavo orale, laringe, faringe, esofago e vescica;

b) tre tumori non influenzati dal fumo nei maschi – fegato; intestino prostata- e di cinque tumori non influenzati dal fumo nelle donne – fegato; intestino, utero; seno; ovaio -.

I decessi per tumori del polmone nei maschi aumentarono in maniera vistosa nei 4 comprensori, gli altri tumori presentarono aumenti, più modesti (Barghini G., Bassano L., 7. 1969).

Una ricerca contemporanea a questa evidenziò il numero di decessi per t. p. verificatisi in Carrara ed in Massa fra 1951 e 1965 (Tabella n. 2).

Tabella n. 2 – Mortalità per tumori polmonari nei due sessi in Carrara ed in Massa nei 3 quinquenni fra 1951 e 1965.

Classi età

Carrara

Massa

Anni

Maschi

Femmine

Maschi

Femmine

36 – 45

5

0

12

3

46-55

42

2

16

2

56-65

80

7

29

0

+ 66

56

1

20

5

Totale

183

10

77

10

Da Barghini G. – Tecnica Sanitaria 1966, 3, 261-290

In particolare l’aumento della mortalità per t. p. nei maschi fu elevato fra primo e

terzo quinquennio in Massa e ancor più elevato in Carrara, mentre non si osservò alcun aumento della mortalità per t. p. nelle femmine delle due città. (Barghini G., 8.1966; 9,1967)

L’indagine accertò quali erano le attività lavorative, le abitudini fumatorie e le abitudini a frequentare locali dove più persone fumavano dei 183 maschi morti per t. p. in Carrara. I risultati dell’indagine saranno descritti più oltre.

Età di inizio dell’abitudine a fumare

In prevalenza i 183 morti per t. p. avevano iniziato a fumare in età giovanili. In particolare 107 morti per t. p. dei 183 deceduti (il 58,5%) aveva iniziato a fumare prima dei 20 anni, altri 27 (il 14.7%) aveva iniziato a fumare fra 20 e 30 anni. Questo fa ritenere che il

rischio di contrarre t. p. possa essere più elevato nei soggetti nei quali l’abitudine iniziò in età giovanile per la durata dell’abitudine fumatoria. (Barghini G., 8.1966)

Una conferma a questa osservazione viene da una ricerca sulle abitudini fumatorie degli alunni e delle alunne della scuole medie e superiori di Carrara.

Nell’anno scolastico 1964-65 un’indagine accertò quali erano le età di inizio dell’abitudine a fumare negli alunni delle scuole medie inferiori e superiori. L’indagine consente di avere un quadro meno approssimativo della situazione (Barghini G., Guerra M., 10.1972)

I risultati di questa osservazione fanno porre una domanda : la scuola ha messo o non ha messo in guardia gli alunni dei rischi legati alle abitudini fumatorie!!

L’indagine accertò il numero di alunni e di alunne delle scuole medie inferiori e delle medie superiori che avevano iniziato a fumare (Tabella n. 3)

Tabella n. 3 – Abitudini fumatorie di alunni ed alunne di scuola media inferiore e superiore di Carrara nell’anno 1964-1965: numero (N.) intervistati e percentuale di fumatori (%)

Scuola media N.

Fumatori

%

Di cui abituali %

Inferiore

1.175

653

55,6

277

23,6

Superiore M. 528

430

81,4

249

47,2

Superiore F. 777

519

66,8

111

14,3

Da Barghini G., Guerra M. – Orientamento Scolastico e Professionale 1972, 45,








Motivi delle successive ricerche

Alla fine degli anni cinquanta numerose ricerche avevano documentato che il fumo

di sigarette era un fattore di rischio oncogeno, capace di determinare nei fumatori decessi per tumori del polmone. Inoltre in quegli anni fu accertato il rischio oncogeno delle abitudini ricreative per esposizione a fumo passivo in locali nei quali più persone fumavano.

Le precedenti ricerche descritte avevano fatto sospettare che anche alcuni fattori di rischio legati alle attività lavorative oltre al fumo –attivo e passivo- potessero essere responsabili dell’aumento della mortalità per t. p. in Carrara e Massa.

Era indispensabile confermare questi sospetti.

L’essere i due comuni di Carrara e di Massa, i più urbanizzati ed entrambi interessati dalle attività della zona industriale, fece porre quattro domande: 1°) quali erano i consumi di tabacco e di sigarette in Carrara ed in Massa rispetto ad altre località e ai consumi in Italia;

2°) in Carrara quali erano le abitudini fumatorie dei morti e le loro abitudini a frequentare locali nei quali più persone fumavano? 3°) l’attività estrattiva e le lavorazioni del marmo come e perché avevano contribuito a far aumentare la mortalità per tumori del polmone negli addetti ? 4°) vi erano altre attività nelle quali vi è un rischio oncogeno ed una elevata mortalità? 5°.a) l’inquinamento della zona industriale quale importanza aveva avuto nell’aumento della mortalità per t. p. nella popolazione locale non direttamente interessata dalle lavorazioni industriali; 5°.b) più recentemente inquinamento industriale ed inquinamento da inceneritore dei rifiuti domestici come hanno contribuito a far aumentare il rischio oncogeno nei due sessi?

Tumori del polmone: Abitudini fumatorie e fumo passivo, fattori oncogeni

A metà degli anni cinquanta molti studiosi ritennero il fumo un fattore di rischio oncogeno capace di provocare tumori del polmone. L’aver appreso questa notizia, che

confermava le prime osservazioni sulle abitudini fumatorie dei morti per t. p. in Carrara, indusse ad approfondire le conoscenze sul rischio oncogeno al quale erano esposti i morti per tumore del polmone per le loro abitudini fumatorie.

Le prime documentazioni che il fumo è un fattore di rischio oncogeno, capace di provocare tumori del polmone, sono dovute alle ricerche di Hammond ed Horn, negli Stati Uniti (11.1958), e alle ricerche di Doll e Hill, (12.1964), in Gran Bretagna .

Le ricerche di Hammond & Horn e di Doll & Hill documentarono che il rischio di ammalare di tumori del polmone è: 1) pressoché nullo, per chi non fuma. Questo non significa che i non fumatori non possano ammalare di tumori polmonari. Una ricerca di Berrino, Macaluso e Toniolo, del Servizio di Epidemiologia dell’Istituto Tumori di Milano (13.1981), conferma l’affermazione. Questi studiosi scrivevano “la frazione NON prevenibile sarebbe del 17,3%”. Ossia “il 17% dei casi di tumore polmonare, in questo studio – scrivono Berrino e coll-., non è spiegabile in base ai fattori di rischio considerati. Il 38% dei casi è attribuibile al solo fumo di tabacco; il 5,6% è dovuto alle esposizioni professionali note; il 39,1% è dovuto all’interazione fra fumo ed esposizione professionale. In conclusione oltre il 77% dei casi di carcinoma polmonare nella popolazione studiata potrebbero essere prevenuti eliminando il fumo di tabacco; ma è anche vero che il 44,7% dei casi è prevenibile attraverso un’azione di bonifica degli ambienti di lavoro”. La modesta mortalità per t. p. negli agricolori più anziani di Carrara + Lunigiana, che non usarono fitofarmaci, conferma l’affermazione di Berrino e coll.. La cosa, forse, per esposizioni a polveri è più complessa; 2) modesto, in coloro che fumano sigari e pipa (forse per la diversa temperatura di combustione, più bassa per sigaro e pipa, più alta per le sigarette. Non solo nelle sigarette il rischio potrebbe essere

aumentato da carta e collante); 3) in aumento, ma l’aumento è ancora modesto, in coloro che fumano meno di 10 sigarette al giorno; 4) discreto, in coloro che fumano fra 10 e 20 sigarette al giorno; 5) molto elevato, in coloro che fumano oltre 20 sigarette.

Queste osservazioni furono confermate da Hammond (14.1966); Chahinian Ph., Chrétien (15.1973); Doll e Peto (16.1976); Doll e coll. (17.1980) e da altri.

In particolare, fra le numerose ricerche, va ricordata una ricerca di Stock e Campbell (18.1955), i quali documentarono, a Liverpool nel 1955, il rischio oncogeno legato al fumo di

sigaretta e ad altri fattori oncogeni. Questa ricerca analizza il rischio legato alle abitudini fumatorie, all’età dei morti per t. p. e alla loro residenza: urbana, suburbana e rurale.

Stock e Campbell determinarono i tassi di mortalità per tumori polmonari dei maschi residenti in città, nella zona suburbana ed in campagna in relazione all’età, al numero di sigarette fumate al giorno meno di 10; da 10 a 20; oltre 20 o non fumate ed al fumo di pipa o sigaro (Tabella n. 4).

Le conclusioni furono i tassi di mortalità nelle tre popolazioni aumentavano con:

1°) l’aumentare delle età dei deceduti, quindi della durata dell’abitudine a fumare;

2) l’aumentare del numero di sigarette fumate.

Tabella n. 4 – Tassi di mortalità per t. p. per 100.000 maschi deceduti “from mid-1952 to mid-1954” in residenti in campagna, nella zone sub-urbana ed in città in età di 55-64 anni.

Età

Residenza

Fumatori di sigarette




- 10

10-20

+20

55-64

Rurale

70

205

626

Sub-urbana

224

285

362

Urbana

378

386

543







Rurale

154

362

506

65-74

Sub-urbana

259

435

412


Urbana

592

473

588






Da Stock P. and Campbell M. – B. Medical J. 1955, october, 4945. Modificata e semplificata

I tassi di mortalità dei residenti in città erano più elevati dei tassi dei coetanei residenti nella zona sub-urbana e dei tassi dei coetanei più giovani residenti in campagna. Quindi l’inquinamento atmosferico, di allora, della città e le abitudini di vita a Liverpool dovevano avere una loro influenza (Tabella n. 4).

La ricerca documentò anche l’elevata incidenza nei forti fumatori residenti in campagna di 55-64 anni e di 65-74 anni. Con sorpresa la ricerca mostrò che i tassi di mortalità per t. p. dei forti fumatori residenti in campagna: 1) di 55-64 anni erano più alti dei tassi di mortalità per t. p. dei coetanei residenti in città; 2) di 65-74 anni presentavano tassi di mortalità di poco inferiori ai tassi di mortalità dei coetanei residenti in città; 3) mentre i coetanei anziani residenti nella zona sub-urbana presentavano tassi di mortalità più bassi rispetto ai coetanei residenti nella zona urbana e in campagna. (Tab. n. 4).

In città i tassi più elevati nelle varie classi di età potrebbero essere legati all’inquinamento urbano di quegli anni, e, forse, per alcuni all’abitudine a frequentare e

soggiornare in locali nei quali più persone fumavano, situazioni che, forse, non si riscontravano invece nei residenti nella zona suburbana. Nei residenti in campagna potevano essere in gioco altri fattori: l’età di inizio dell’abitudine a fumare, il tipo o i tipi di sigarette fumate, la lunghezza del mozzicone, l’abitudine di fumare sigarette con filtro o senza filtro e, forse, per alcuni l’abitudine a frequentare locali nei quali fumavano più persone.

Gli elevati tassi di mortalità osservati da Stock e Campbell nei forti fumatori di 55-64 anni residenti in campagna rispetto ai residenti in città fugano ogni dubbio sul rischio di

ammalare di t. p. da parte dei forti fumatori. Sicuramente nei residenti in campagna il fumo di sigaretta doveva essere l’unico fattore di rischio al quale questi soggetti erano esposti.

Queste osservazioni confermano quanto avevamo osservato circa l’elevata mortalità per tumori del polmone in Carrara negli impiegati, negli insegnanti, nei commercianti e nei professionisti.

Questi studi concordemente documentano che il fumo di sigarette è un fattore di rischio oncogeno. Il rischio aumenta col numero di sigarette fumate, con la durata dell’esposizione ossia con l’età di inizio dell’abitudine a fumare.

Negli anni sessanta non tutti accettarono queste conclusioni. Alcuni ritennero che il

fumo non rappresentasse un fattore di rischio. Suffragavano questa tesi col fatto che in Sud Africa si fumava di più di quanto non si fumasse in Danimarca, tuttavia in Sud Africa la

mortalità per t. p. era più bassa. Costoro dimenticavano che in Danimarca si fumava di meno, ma si fumava in ambienti piccoli forse sovraffollati, dato il clima e, forse, il contenuto in catrame, in nicotina ed altre “sostanze potenzialmente oncogene” nelle sigarette danesi era più alto; mentre in Sud Africa si fumava di più ma si fumava, probabilmente, in ambienti più ampi, più aerati o più spesso all’aperto e forse si fumavano sigarette con contenuto più modesto di catrame e di nicotina. Ossia la differente mortalità poteva dipendere da altre cause, una delle cause, il tipo di sigarette fumate.

Allora la tesi “il fumo non è un fattore di rischio oncogeno” poteva sembrare valida, non era noto che il fumo passivo è un fattore di rischio oncogeno, capace di provocare t. p..

In realtà già alla fine degli anni cinquanta la tesi non era accettabile.

Ma quali sono le sostanze contenute nel tabacco o che si producono nel

fumare?

Il rischio, legato all’abitudine di fumare, è dovuto al contenuto di catrame, di nicotina

e alla presenza nel fumo di altre sostanze chimiche che si producono durante la combustione.

Panorama –una rivista di cultura medica degli anni sessanta- riportò due tabelle, con

i contenuti medi di catrame e di nicotina delle sigarette in commercio

Tabella n. 5 – Contenuto medio in catrame (mg) e nicotina (mg) per sigaretta – Sigarette Americane

Marca

Tipo

Catrame

Nicotina

Marvel

KF

8,3

0,32

Marlboro

KF

22,4

1,24

Philip Morris

KF

23,2

1,46

Lucky Strike

N

27,1

1,42

Lucky Strike

FF

27,3

1,42

Philip Morris

N

28,8

1,37

Camels

N

31,3

1,69

Pall Mall

K

33,0

1,75

Philip Morris

K

37,2

2,11

Raleigh

K

43,4

2,64

K = King size N = Normale F = Filtro

Da Editoriale – Il pugnale di fumo. Panorama 1967, 4, 18 (riproduzione parziale)

In USA una legge del 1966 impone che su ogni pacchetto sia scritto “Caution: cigarette smoking ay be hazarddous to your health” ossia “attenzione: il fumo può essere nocivo alla vostra salute”

Tabella n. 6 – Contenuto medio di catrame (Mg) e nicotina (Mg) per sigaretta italiana

Marca

Tipo

Catrame

Nicotina

Gala

FN

4,77

0,17

Nazionali Esportazione

FK

6,81

0,33

Stop

FN

8,51

0,44

Edelweis

FN

8,81

0,47

Nazionali Esportazione super

FN

9,99

0,71

Tre Stelle

N

17,95

0.97

Giubek

N

19,03

0,63

Africa

N

21,89

0,78

Macedonia

N

24,62

0,94

Macedonia Oro

N

26,53

0,97

Macedonia extra

N

29,36

1,35

Mentola

MN

30,23

1,23

Serraglio

N

35,34

1,59

Editoriale – Il pugnale di fumo. Panorama 1967, 4, 20 (riproduzione parziale)

N = Normale F = Filtro M = Mentolo

Una tabella documentò il contenuto medio in catrame e nicotina di 50 sigarette

americane (Tabella n. 5); un’altra mostrò il contenuto medio in catrame e nicotina di 30 sigarette italiane (Tabella n. 6). Le due tabelle riportano i contenuti in catrame e nicotina di alcune sigarette fra le più note. Le tabelle elencano le sigarette in relazione al contenuto medio di catrame e di nicotina, dal contenuto minimo a quello più elevato. (Panorama, 19.1967).

Il contenuto medio per le americane va da un contenuto modesto per le Marvel KF contenenti mgr 8,3 di catrame e mgr 0,32 di nicotina fino ad un contenuto elevato per le Raleigh K contenenti mgr 43,4 di catrame e mgr 2,64 di nicotina (Tabella n. 5).

Il contenuto medio per le sigarette italiane va da un contenuto modesto per le Gala FN contenenti mgr 4,77 di catrame e mgr 0,177 di nicotina ad un contenuto molto elevato per le Mentola MN di mgr 30,23 di catrame e mgr 1,23 di nicotina. Il contenuto medio più elevato fu individuato nelle Serraglio N, contenenti mgr 35,34 di catrame e mgr 1,59 di nicotina (Tabella 6).

In realtà il fumo contiene altre numerose sostanze messe in evidenza da Ricercatori dell’Istituto di Igiene di Perugia che, per anni, effettuarono ricerche sistematiche sul contenuto del fumo ed accertarono la presenza nel fumo di sigaretta di numerose sostanze

chimiche dannose per la salute con capacità mutagena/cancerogena (Candeli A., 20.1959;

Candeli e coll., 21.1965; Scassellati Sforzolini G. e coll., 22.1966; Pascasio F. e coll., 23.

1966; Scassellati Sforzolini G. e coll., 24.1967; Scassellati-Sforzolini 25.1967; Sforzolini Scassellati G. e coll. 26.1982; Scassellati Sforzolini G. e coll. 27.1989)

Le conseguenze della presenza di queste sostanze nel fumo di sigaretta porta alle

conclusioni documentate da numerosi studiosi. La miscela delle sostanze, che si producono durante la combustione, è responsabile direttamente o è corresponsabile insieme ad altri fattori oncogeni dell’elevata incidenza di decessi per tumori polmonari nei fumatori.

Effetto della cessazione delle abitudini fumatorie

Nello stesso articolo Panorama (19.1967) riportò i risultati di due ricerche una di Hammond & Horn ; l’altra di Doll & Hill sugli effetti legati all’aver cessato di fumare.

Il rischio di ammalare diminuisce in coloro che hanno cessato di fumare da 10 anni.

La figura mostra quale era il rischio oncogeno secondo i ricercatori USA e Inglesi.

Le quattro condizioni esaminate documentano il rischio: per i non fumatori, per chi

abbia cessato di fumare da oltre 10 anni; per chi abbia cessato di fumare da 1 a 10 anni e per essere fumatori abituali.(Tabella n. 7)

Tabella n. 7 – Indici standards di mortalità per tumori polmonari per 100.000 uomini/ anno


Hammond & Horn

Doll & Hill

Non fumatori

3


10

Fumatori di sigarette: – 20 + 20

Tutti i fumatori

Fumatori abituali

58

158

112

Cessazione del fumo da:


1 a 10 anni

36

78


Meno di 10 anni



64

Più di 10 anni

8

68

24

Effetto della sospensione del fumo sugli indici di mortalità per ca. polmonare

Editoriale - Il pugno di fumo Panorama 1967, 4, 12 . Modificata e semplificata

In particolare Hammond & Horn considerarono due situazioni: essere fumatori di meno di 20 sigarette o di più di 20 sigarette. Doll e Hill riferirono le loro osservazioni a tutti i fumatori. La diminuzione più rilevante di decessi per t. p. fu osservata in coloro che avevano cessato di fumare da oltre 10 anni.

Fumo passivo

All’inizio degli anni cinquanta un ricercatore USA (Tokuhata G.K., 4.1954) documentò che il fumo passivo rappresentava un fattore di rischio oncogeno.

Rischio confermato successivamente da altri studiosi (Correa P. e coll., 28.1983; Pershagen G. e coll., 29.1987). Due ricerche sulle abitudini ricreative a frequentare locali nei quali più persone fumavano, con esposizione a fumo passivo, furono condotte in Carrara. Nel corso delle due ricerche furono interpellati i familiari di 421 morti per t. p.

Consumo testatico pro capite di sigarette e tabacco e mortalità per t. p. nella provincia di Massa Carrara

Una delle prime indagini sulla mortalità per t. p. in Carrara ed in Massa accertò i

consumi di tabacco e di sigarette per l’importanza attribuita al fumo e al consumo di tabacco.

La ricerca comparò il consumo testatico pro capite di tabacco e di sigarette nella provincia di Massa Carrara con i consumi registrati nello stesso periodo in Italia, in Toscana, in Piemonte e a Torino (Barghini G., 8.1966).

Tabella n. 8 – Consumo testatico di tabacco e di sigarette (in hg) in Italia, in Toscana, in Piemonte, in Torino e nella provincia di Massa Carrara fra 1°-7-1961 e 30.6.1962


Consumo testatico (hg)

Tabacco

Consumo testatico (hg)

Sigarette

Italia

13,3

11,0

Toscana

14,4

13,1

Piemonte

14,4

12,2

Torino

16,0

13,9

Massa Carrara

13,3

11,7

Da Barghini G. – Tecnica Sanitaria 1966, 3, 261

Nella provincia di Massa Carrara il consumo testatico di tabacco fra il 1°.7.1961 e 30.6.1962 risultò uguale a quello verificatosi in Italia, mentre il consumo testatico di sigarette fu leggermente superiore alla media nazionale; ma il consumo testatico di tabacco e di sigarette nella provincia di Massa Carrara erano più modesti che in Toscana, in Piemonte e a Torino (Tabella n. 8).

Questa constatazione fornisce due informazioni. Un’informazione “bugiarda”. Molti maschi non fumavano, né fumano ed un’informazione puramente indicativa.

La prima: il consumo testatico valuta il consumo pro capite di tutti i cittadini, quindi anche di coloro che non fumano.

La seconda informazione è interessante. Essa fa porre una domanda. Se il consumo di sigarette in provincia di Massa Carrara è più alto di poco che in Italia, ma è più basso che in Toscana, in Piemonte e a Torino perché la mortalità per t. p. nei maschi nella provincia di Massa Carrara è elevata?

Indubbiamente, visti i consumi di sigarette e di tabacco nella provincia di Massa Carrara, se il fumo fosse stato l’unico o il principale fattore di rischio oncogeno la mortalità

per tumori polmonari nei comuni della provincia di Massa Carrara avrebbe dovuto essere più modesta. Invece in Massa Carrara ad un modesto consumo testatico di tabacco e di sigarette, nel periodo considerato, si associa una mortalità per t. p. elevata.

La prima osservazione relativa alla mortalità per t. p. in Carrara fra 1945-1953 e 1954-1962 aveva documentato un aumento di decessi per tumori del polmone in diverse categorie di lavoratori senza considerare il rischio legato al fumo.

L’aumento negli anni della mortalità per t. p. fu confermato dall’indagine sui decessi per tumori del polmone in Carrara, in Massa e nei comuni della Lunigiana Massese e della Lunigiana Spezina. L’indagine consentì di osservare un aumento di mortalità per t. p. nelle

quattro diverse popolazioni, aumento più elevato in Carrara ed in Massa. L’indagine ritenne che i tumori del polmone fossero legati, almeno in parte, alle abitudini fumatorie dei deceduti in Carrara per t. p. (Barghini G., Bassano L., 7.1969).

La supposizione partiva da una considerazione generica. Occorreva, visti i modesti consumi di tabacco e di sigarette in Massa Carrara, conoscere: attività lavorative, abitudini fumatorie e frequenza di locali pubblici nei quali fumavano più persone, con esposizione al fumo passivo, da parte dei morti per t. p. in Carrara.

Influenza delle abitudini fumatore e delle abitudini ricreative con frequenza di locali nei quali fumavano più persone

Fin dalle prime ricerche il fumo fu sospettato essere un potenziale fattore di rischio oncogeno. Questo indusse ad accertate nei morti per t. p.: attività lavorative, loro abitudini fumatorie e loro abitudini a frequentare locali nei quali più persone fumavano –con esposizione a fumo passivo -. (Barghini G., 8.1966)

A questo scopo nella prima indagine l’Assistente Sociale accertò: le attività lavorative, le abitudini fumatorie dei 183 defunti per t. p. in Carrara fra 1951 e 1965 e le abitudini di ciascun defunto a frequentare locali nei quali più persone fumavano.

Successivamente la stessa Assistente Sociale effettuò una seconda indagine su un campione di 238 defunti per t. p. in Carrara fra 1966 e 1980. Nelle due indagini la stessa Assistente Sociale utilizzò la stessa scheda e seguì gli stessi criteri per evitare errori o distorsioni. Complessivamente furono interpellate le famiglie di 421 morti per tumore del polmone fra 1951 e 1980.

Tabella n. 9– Abitudini fumatorie e frequenza di locali pubblici nei quali si fumava di 421 morti per tumore del polmone fra 1951-1965 (183 morti) e 1966-1980 (238 morti) in Carrara.


Frequenza di locali nei quali si fumava:

Fumatori

Abituale

Occasionale Non frequenza


N. %

N. %

N. %

> 20 223 53,0

143 64,7

44 42,7

36 37,1

10-20 124 29,5

55 24,9

41 39,8

28 28,9

- 10 35 8,3

13 5,9

10 9,7

12 12,3

Sigaro 9 2,1

5 2,2

3 2,9

1 0,1

Non fuma 30 7,1

5 2,2

5 4,8

20 21,6

Totale 421 100,00

221 99,9

103 99,9

97 100,0

Barghini G., Barghini F. – Toscana Medica 1999

A ciascuna famiglia chiese se il morto era fumatore o meno, se fumava sigaro o pipa o quante sigarette fumasse - meno 10 sigarette al giorno; 10-20 sigarette al giorno e oltre 20

sigarette al giorno- e se frequentava locali pubblici nei quali più persone fumavano e quale attività lavorativa aveva esplicato. (Barghini G., Barghini F., 30.1999).

L’indagine evidenziò che: - 382 morti per t. p. (223+ 124+35 = 382) dei 421 defunti per t. p., il 90,6% dei maschi fumava (Barghini G., Barghini F., 30.1999).

- 211 morti per t. p., il 55% dei fumatori, aveva frequentato abitualmente locali nei quali più persone fumavano;

- 95 morti per t. p., circa il 25% dei fumatori, aveva frequentato occasionalmente locali nei quali più persone fumavano.

- 76 morti per t. p., il 20% dei fumatori, non frequentava locali nei quali più persone fumavano;

- 30 morti per t. p., il 7,1% dei morti, non erano fumatori. Di questi 5 frequentavano abitualmente e 5 occasionalmente locali nei quali più persone non fumavano.

Infine 20 morti né fumavano, né frequentavano locali nei quali più persone fumavano, a conferma dell’affermazione di Berrino e coll.

E’ verosimile i 382 fumatori morti per t. p. fumassero nella propria abitazione. In conclusione l’indagine evidenziò che fra 1951 e 1980 nessun familiare dei 382 fumatori deceduti per t. p. nei due periodi di 15 anni era morto per t. p. (Barghini G., Barghini F., 30.1999)

Forse questo significa che il fumo passivo deve superare una certa concentrazione, ossia un valore soglia al di sotto del quale il fumo passivo è un fattore di disturbo ma non è un fattore di rischio?

Tabella n. 10 - Abitudini fumatorie e abitudine a frequentare locali nei quali più persone fumavano dei 57 addetti alle lavorazioni del marmo morti per tumori del polmone fra 1951-1965

Frequenza Fumatori sigarette

Non


+20

10-20

-10

Sigaro

Fumatori

Abituale

13

11

5

0

1

Saltuaria

4

10

0

0

2

Non frequenza 4

3

3

1

0

Totale

21

24

8

1

3

Barghini G. – Tecnica Sanitaria 1966, 3, 261

Nel corso della prima indagine, quella fra 1951 e 1965, fu posta l’attenzione anche su quali erano state le abitudini fumatorie e ricreative di 57 addetti alle lavorazioni del marmo, la coorte di lavoratori morti per t. p. più numerosa (Tabella n. 10).

L’indagine sulle abitudini fumatorie mostrò che fra 1951 e 1965 erano deceduti per t. p. 57 “marmisti”. Dei 57 “marmisti” morti per t. p. 45, il 79% fumava oltre 10 sigarette al giorno, 8 fumavano meno di 10 sigarette, 1 fumava il sigaro e 8 non erano fumatori.

L’indagine accertò che 29 “marmisti”, il 50,9% fumava e frequentava abitualmente locali nei quali più persone fumavano; altri 14 “marmisti”, il 24,5% fumavano e frequentavano occasionalmente locali nei quali più persone fumavano. Altri 10 fumavano, ma non avevano frequentato locali nei quali più persone fumavano.

L’osservazione fa presumere che nel determinare i tumori polmonari vi sia stata una interazione fra fumo attivo, fumo passivo ed attività lavorativa (Barghini F., 31.1993)

Fumo e fattori ambientali di rischio oncogeno. Interazione del rischio: il fumo e la sua interazione con altri fattori ambientali

Le ricerche preliminari descritte avevano evidenziato che i decessi per t. p.: 1) negli impiegati, negli insegnanti, nei professionisti e nei commercianti erano certamente da attribuire alle abitudini fumatorie e, per alcuni, al fumo passivo; 2) nei marmisti, negli operai e negli industriali erano dovuti al concorso di vari fattori oncogeni ai quali lavoratori ed industriali erano stati esposti oltreché al fumo – attivo e passivo -.

Le osservazioni descritte rappresentavano un sospetto; esso trovò conferma a metà degli anni cinquanta in un articolo apparso nella Rassegna Ravasini (32, 1956).

L’articolo considerò il fumo di sigaretta un fattore di rischio oncogeno, capace di provocare tumori polmonari negli esposti.

L’articolo della Rassegna Ravasini apriva l’elenco dei fattori di rischio col fumo, ma indicò altri fattori di rischio oncogeno, capaci di provocare t. p. oltre al fumo: il cromo, le polveri radioattive, l’arsenico, gli oli lubrificanti, gli oli isopropilici, le polveri metalliche,

il fumo dei camini, le vernici, le polveri vegetali, il nichel, le polveri silicee, etc. (Annali Ravasini, 32.1956).

Il numero e la qualità delle sostanze chimiche capaci di produrre tumori del polmone

fu aggiornato periodicamente dallo IARC (33.1987; 34.1997) e Salute e Territorio, Rivista della Regione Toscana, nel numero 39 del 1984, pubblicò un Editoriale nel quale venivano elencati: 1) i lavori che espongono ad un elevato rischio di cancri del polmone.

La tabella indica i settori nei quali erano usati prodotti capaci di determinare tumori del polmone: agricoltura (per l’uso di insetticidi a base di arsenico e, aggiungiamo, di

fitofarmaci), industria estrattiva (uso di: arsenico, asbesto; randon); petrolio (idrocarburi policiclici); costruzioni navali (asbesto); chimica (cloruro di vinile monomero; cromo); produzione erbicidi (arsenico); industria del gas (benzo(a)pirene); industria costruzioni (asbesto). L’articolo segnalava in una tabella i lavori che si sospettavano presentare un elevato rischio oncogeno.

Una seconda tabella dell’editoriale riportava il quadro delle lavorazioni di sostanze chimiche che lo IARC riteneva come certamente o probabilmente cancerogeni per l’uomo e per gli animali (Regione Toscana. 35.1984).

Interazione fra fumo e altri fattori ambientali: gli aspetti dinamici

Il fumo attivo e passivo possono determinare nei lavoratori esposti una interazione

con altri fattori ambientali di rischio oncogeno. L’interazione fa aumentare il rischio che possano insorgere tumori polmonari nei lavoratori esposti.

Al riguardo appaiono interessanti le citate conclusioni alle quali arrivarono Berrino e coll.. Indubbiamente l’interazione fra fumo attivo, fumo passivo ed altri fattori ambientali di rischio può favorire e far aumentare la comparsa di tumori polmonari.

Gli studi di Berrino e coll. tuttavia non considerarono un aspetto importante della

complessa situazione sulla quale merita richiamare l’attenzione.

Uno studio di un gruppo di medici della Harvard University School of Public Health di Boston guidati dal dr. Joshep D. Brian arrivò a concludere che “Il fumo di sigaretta ritarda, a lungo termine, la clearance polmonare delle polveri inalate dall’ambiente.” “La polvere inalata dall’ambiente viene eliminata con diversi meccanismi: esistono una clearance detta a breve termine e una detta a lungo termine. La prima (che si attua in circa 24 ore), interessa le particelle depositate nelle prime vie aeree: queste sono spinte dal movimento ciliare verso

la gola, sono deglutite ed eliminate attraverso il tratto gastrointestinale. La seconda richiede più giorni, a volte mesi, riguarda le particelle di polvere che giungono agli alveoli e richiede l’intervento dei macrofagi.” “Mentre esistono numerosi studi sull’uomo che hanno esaminato la clearance a breve termine nelle diverse situazioni patologiche, poco si sa di come si comporta quella a lungo termine.” Per accertare il comportamento della clearance a lungo termine il dr. Brian utilizzò “Una polvere magnetica ….la magnetite (Fe3O4) innocua se

inalata in piccole quantità, è insolubile a pH fisiologici. La curva di clearance fu ricavata con misurazioni periodiche della quantità di Fe3O4 rimasta nei polmoni dopo una unica seduta di inalazioni.”

In effetti “le curve di clearance a lungo termine per la magnetite dimostrano come il fumatore tende a trattenere più a lungo la polvere nei polmoni. Dopo 11 mesi il rapporto è di

circa 5 a 1”. In conclusione nei non fumatori l’espulsione della magnetite era più rapida. La ricerca dimostra quanto siano complicati e complessi i rapporti dell’interazione fra fumo e polveri, probabilmente sia per le polveri sicuramente oncogene per natura chimica, sia, forse, per quelle potenzialmente oncogene per forma, minuta ed aguzza.

Andamento della mortalità per t. p. nei maschi di Carrara

Una indagine accertò l’andamento della mortalità per t. p. in Carrara nei 7 quinquenni, fra 1954-1958 e 1984-1988, e documentò il progressivo aumento della mortalità per t. p. in Carrara dove, nei 35 anni, si verificarono 942 decessi per tumori del polmone.

Tabella n. 11 – Numero dei decessi per t. p. in Carrara nei 7 quinquenni fra 1954 e 1988 nei maschi di Carrara: a) negli “altri”, la restante popolazione; b) nei “marmisti”. Media annua di decessi per t. p. e percentuale (%) di decessi per t. p. nei “marmisti” nei sette quinquenni.

Quinquennio Decessi

In Carrara “altri” “marmisti” media/anno %

1954-1958 49

32

17

3,4

34,7

1959-1963 90

52

38

7,6

42,2

1964-1968 107

72

35

7,0

32,7

1969-1973 117

80

37

7,4

31,6

1974-1978 177

120

57

11,4

32,2

1979-1983 190

130

60

12,0

31,6

1984-1988 192

137

55

11,0

28,6

Totale

942

643

299


31,7







Le precedenti osservazioni avevano mostrato che la coorte più numerosa nella quale si verificarono t. p. era quella dei “marmisti”, questo suggerì di verificare quale era il numero e la percentuale dei decessi per t. p. nei “marmisti” rispetto alla restante popolazione (gli “altri”) (Tabella n. 11)

Nei 35 anni in Carrara i decessi per t. p furono 942. L’aumento della mortalità per t. p. è evidente e progressivo sia negli “altri”, sia nei “marmisti”

Nei 35 anni i decessi per t.. p. nei “marmisti” furono 299 (il 31,7%).

I decessi negli “altri”, la restante popolazione maschile, furono 643 (il 68,3%).

Nei marmisti, nei 35 anni, fra 1954 e 1988, la frequenza dei decessi per t. p. salì dal 35% circa del 1954-1958, al 42% fra 1959-1963, per scendere dal 1964-1968, allorché la

frequenza di decessi per t. p. nei marmisti oscillò per anni attorno al 31% per scendere al 28% fra 1984-1988 (Tabella n. 11).

La minor frequenza di decessi per tumori polmonari fra 1984 e 1988 fu dovuta al diminuito numero dei “marmisti” (Tabella n. 12) o, forse, alle nuove tecnologie e alle misure adottate per ridurre i rischi?

Lascia perplessi il fatto che la media annua dei decessi per t. p. nei marmisti sia passata da 3,4/decessi anno del 1954-1958, a circa 7/decesssi anno nei 10 anni fra 1964/1973, per salire a 11,4 decessi/anno fra 1974-1979, a 12 decessi/anno fra 1979-1983 e scendere a 11 decessi/anno fra 1984-1988, mentre il numero degli addetti negli ultimi 30 anni è diminuito ed è passato da 9.279 unità (1961) a sole 5.396 addetti (1.981) (Tab. n. 12).

Questa frequenza media annuale di decessi per tumori del polmone è molto elevata

(Un Funzionario della Camera di Commercio, molto cortese, ha fornito il numero degli addetti alle lavorazioni del marmo –estrazione e lavori in segheria- ai censimenti fra 1951 e 2001)

Tabella n. 12 – addetti alle lavorazioni del marmo ai censimenti fra 1951 e 2001


1951

1961

1971

1981

1991

2001

Esc.

3.037

3.445

1.580

1.363

1.199

1.049

Lab.

3.731

5.834

4.467

4.033

3.848

3.052

Totale

6.768

9.279

6.047

5.396

5.047

4.101


Esc. = Escavazioni

Lab. = Laboratori



La preoccupazione di chi doveva stabilire le misure atte a contenere l’aumento della mortalità per t. p. avrebbe dovuto essere molto alta, dato che la mortalità per t. p. nei marmisti nei 35 anni diveniva sempre più elevata, mentre il numero degli addetti saliva da 6.768 addetti nel 1951, a 9.079 addetti del 1961 per scendere gradualmente a 4.101 addetti

nel 1981, con una forte diminuzione degli addetti negli ultimi 30 anni da 6.047 unità a soli 4.101 addetti (Tabella n. 12).

Quali possono essere le cause dell’aumento della mortalità nei “marmisti”

Va ricordato che un Decreto del 1971 stabilì che le lavorazioni di minerali non

metalliferi –marmi e graniti- sono industrie insalubri di prima classe per la produzione di polveri e di rumore. Quindi i sistemi di lavorazione potrebbero essere una delle cause dell’aumento della mortalità per t. p.

A partire dal 1950 per estrarre il marmo in cava e per segarlo in laboratorio furono

usati metodi più veloci e fu utilizzata la silice, già allora noto fattore di rischio oncogeno (Annali Ravasini, 32.1956)

L’acqua era ancora usata per il raffreddamento, ma questa mentre con la bassa velocità poteva risultare efficace per evitare o ridurre l’inquinamento ambientale, dopo il 1950 l’acqua era ancora usata nella segagione, ma l’alta velocità di segagione probabilmente la nebulizzava nell’ambiente insieme, forse, a finissime polveri silicee e di marmo, quest’ultimo in piccolissime scaglie, più o meno aguzze. Per questo non è possibile escludere che la miscela nelle polveri nebulizzate contenenti silice e marmo abbia contribuito a far aumentare i rischi oncogeni sia per i fumatori – attivi e passivi- sia per coloro che non fumavano.

La silice fu usata dagli anni cinquanta fino all’inizio degli anni ottanta.

Inoltre negli anni cinquanta molti laboratori iniziarono a segare marmi colorati e graniti. Nella segagione dei marmi colorati e dei graniti si producono discrete quantità di polveri silicee, contenute in modesta misura nei marmi colorati e in misura più consistente

nei graniti. Poiché nella segagione dei graniti sono usati piccoli “granuli” di acciaio e di ghisa è probabile che le polveri metalliche, che si formano durante la lavorazione, possano, forse, rappresentare un ulteriore fattore capace di favorire la comparsa dei tumori del polmone.

Anche nel caso del granito non è possibile escludere che la presenza, nelle polveri nebulizzate, di silice abbia contribuito a far aumentare i rischi oncogeni soprattutto per i fumatori – attivi e passivi- ed in coloro che non fumavano.

Più recentemente nelle lavorazioni del marmo bianco sono usate le lame diamantate e l’acqua è usata per il raffreddamento. Anche in questo caso possono formarsi finissime polveri e scagliette di marmo, non silicee. Il marmo bianco non contiene silice. Solo nel taglio del granito, che non è tagliato con le lame diamantate, si possono nebulizzare polveri silicee

Nella lucidatura dei marmi e del granito, poi, sono usati acidi. Questi non dovrebbero

avere potere oncogeno, ma potrebbero esercitare una funzione irritante sulla mucosa bronchiale e provocare bronchiti croniche. Bronchiti croniche che potrebbero essere favorite dagli ambienti di lavorazione: i monti per l’estrazione del marmo, le segherie ed i laboratori dove si lavora, in estate ed in inverno, all’aperto.

La conoscenza di queste situazioni di rischio richiederebbe di conoscere quale é

stata la mortalità per t. p. negli ultimi 20 anni. Questo potrebbe consentire interventi capaci di ridurre l’inquinamento ambientale e promuovere la prevenzione in queste lavorazioni.

L’accertamento è tanto più indispensabile perché le lavorazioni di “minerali non metalliferi” (marmi e graniti) sono industrie “insalubri di prima classe: per polveri e rumore.” (D.M. n. 12.1.1971. 36.1971).

L’elevata mortalità per tumori del polmone in Carrara è dovuta all’inquinamento atmosferico prodotto dalla zona industriale? E dall’inceneritore?

Le nostre conoscenze sull’andamento della mortalità per t. p. in Carrara erano quelle descritte, quando nel luglio 2006 una ricerca di Esperti del CNR di Pisa e di una Agenzia

della Regione Toscana pubblicò un articolo dal titolo “La mortalità nell’area di Massa Carrara nel decennio successivo alla chiusura degli impianti ANIC-AGRICOLTURA e FARMOPLANT” (Minichilli F. e coll., 37.2006)

Gli Autori scrivono “Lo studio ha confermato eccessi statisticamente significativi per la mortalità generale, per tutti i tumori, per le malattie dell’apparato respiratorio, per la cirrosi epatica, per i tumori del polmone e del fegato nei maschi. Per le neoplasie della

laringe e della pleura emergono eccessi precedentemente non osservati. Nelle femmine è

confermato l’eccesso per la cirrosi epatica ed il tumore del fegato e del sistema linfoematopoietico” (Minichilli F. e coll., 37.2006)

La stampa locale diede notizia della ricerca scrivendo “La terra apuana paga il dopo chimica

La modesta mortalità per t. p. nelle donne nei due periodi fa ritenere che la mortalità per t. p. nei due comuni non sia stata influenzata dall’inquinamento

Tabella n. 13 - Mortalità per t. p. nella provincia di Massa Carrara nei due sessi fra 1990-1994 e 1995-2000 Fra : nei maschi nelle femmine

1990-1994 395 50

1995-2000 460 69

atmosferico prodotto dalla zona industriale e dal forno di incenerimento dei rifiuti domestici (Tabella n. 13).

Se l’inquinamento atmosferico fosse stato la causa dei decessi per t. p. nella popolazione locale perché i decessi per t. p. erano così numerosi nei maschi e così poco numerosi nelle donne? Maschi e femmine non erano esposti allo stesso inquinamento atmosferico? Non respiravano la stessa aria?

Questa constatazione fa ritenere che l’inquinamento prodotto dalla zona industriale e dal forno di incenerimento non sia responsabile dell’elevata mortalità per t. p. in Carrara.

La ricerca del CNR e dell’Agenzia Regionale, interessante sotto il profilo statistico, è inaccettabile sotto il profilo epidemiologico. Essa fa ritenere che l’elevata mortalità per t. p. in Carrara sia dovuta ad altre cause.

L’affermazione che l’inquinamento atmosferico non è la causa della mortalità per t. p. nella popolazione di Carrara è confermata da una indagine promossa dall’USL n. 2 e dalla Regione Toscana nel quadro dell’indagine caso – controllo, nel quadro delle indagini legate all’incidente alla Rumianca del 1984.

L’indagine consentì di osservare che fra 1.1.1950 e 31.12.1998 nei 1697 maschi addetti alla produzione di prodotti chimici per l’agricoltura si erano verificati 995 decessi per tumori, di questi 96 erano tumori polmonari; mentre nelle 117 donne che lavoravano negli stabilimenti nello stesso periodo si erano verificati 56 tumori, ma non si era verificato nessun tumore del polmone. (Miligi e coll., 38.1996).

Quelle donne, che da un lato lavoravano entro gli stabilimenti e dall’altro vivevano nelle due città e respiravano la stessa aria di tutti gli abitanti di Carrara e di

Massa, non erano esposte a fattori di rischio oncogeno diretti. Questo è il motivo per cui non avevano avuto tumori polmonari.

In conclusione la modesta mortalità per t. p. nelle donne delle due città induce ad affermare la terra apuana NON paga il conto del dopo chimica.

Ma che la terra apuana non pagasse il conto del dopo chimica, lo aveva documentato: 1°) la mortalità per tumori del polmone fra 1951-1965 nei due sessi in Carrara ed in Massa. Nei 15 anni i decessi per t. p. erano stati nei maschi di Carrara 183 e in quelli di Massa 77; mentre nelle femmine erano stati 10 nelle due città; 2°) la sopravvivenza dei maschi e delle femmine in Carrara ed in Massa fra censimenti successivi fra censimento del 1951 e censimento del 1981, descritta nel 1997 in “Lo stato di benessere in Carrara…..”.

Questo studio citato, ma non letto dagli Autori de “La mortalità nell’area di Massa Carrara nel decennio successivo alla chiusura degli impianti ANIC-AGRICOLTURA e

FARMOPLANT”, è un chiaro documento che esclude un rapporto fra decessi per t. p. nei due sessi ed inquinamento prodotto dalle industrie della zona industriale e dal forno di incenerimento dei rifiuti domestici.

La monografia, pubblicata dal Comune di Carrara nel 1997, col primo articolo descrive la sopravvivenza nei due sessi in Carrara ed in Massa fra censimenti successivi dal censimento 1951 fino al censimento del 1981.

L’osservazione documentò che nei 30 anni, fra 1951-1961 e 1971-1981, la sopravvivenza dei maschi e delle femmine che al primo censimento avevano 55-64 anni e al censimento successivo, dieci anni dopo, avevano 65-74 anni era pressoché identica a quella di molte città capoluogo della Toscana (Barghini e coll. 39.1997).

Il fatto che la sopravvivenza dei maschi e delle femmine di Carrara e di Massa fosse pressoché uguale a quella di Pisa, di Lucca e di altre città dove non vi erano industrie insalubri consente di escludere danni da inquinamento atmosferico.

Ulteriore conferma che la terra Apuana non paga il dopo chimica viene dalla sopravvivenza dei due sessi in Carrara ed in Massa fra 1981 e 2001 (Tabella n. 14)

Tabella n. 14 – Percentuale di sopravvivenza a 65-74 anni di maschi e di femmine residenti :

in Carrara ed in Massa che al primo censimento –10 anni prima- avevano 55-64 anni


Maschi Femmine


Carrara

Massa


Carrara

Massa

1951-61

78,8

77,0


83,9

87,4

1961-71

73,7

77,8


88,1

92,1

1971-81

73,4

74,3


89,2

91,4

1981-91

78,7

79,8


91,7

91,0

1991-2001 82,3

83,1


94,5

95,4

La sopravvivenza dei maschi e delle femmine fra 1981-1991 e fra 1991 e 2001 è aumentata. Questa è la migliore conferma che “la terra Apuana non paga il dopo chimica”. Nei 20 anni la sopravvivenza nei due sessi in Carrara ed in Massa è aumentata di circa il 10% circa sia nei maschi e di circa il 5% nelle femmine (Tabella n. 14).

L’osservazione conferma lo stato di benessere dei maschi e delle femmine delle due città e fuga ogni dubbio sulla affermazione: “la popolazione di Carrara e di Massa NON

paga il dopo chimica” e del dopo inceneritore !! (Barghini G. e coll., 39.1997)

Questo fa ritenere che altre siano le cause dell’elevata mortalità per tumori del polmone nei maschi.

Mortalità per t. p. in Carrara

I risultati delle precedenti indagini suggerirono di approfondire le conoscenze sui rapporti fra attività lavorative e mortalità e ad accertare: 1) nelle singole coorti quali erano le

età dei morti per tumore polmonare; 2) se il rischio oncogeno di alcune esposizioni era più elevato, con mortalità in età più giovanile; 3) se l’esposizione in alcune attività fosse stata più

modesta; 4) se l’andamento della mortalità per t. p. nelle singole classi di età era più elevata che in Italia in un lungo periodo, durante il quale si presume che le conoscenze ed gli strumenti diagnostici fossero identici nelle varie regioni; 5) quale era il rischio lavorativo

negli addetti ad alcune attività lavorative nelle quali il rischio oncogeno era o si poteva presumere fosse elevato: agricoltura; lavorazioni del legno; edilizia e lavorazioni del marmo.

L’indagine non interessò gli addetti all’industria chimica perché oggetto dell’indagine caso – controllo effettuata da Esperti incaricati dall’USL n. 2 e dalla Regione.

Il periodo prescelto per accertare quali classi nelle quali si erano verificati i decessi per t. p. fu quello fra 1964 e 1988.

Tabella n. 15 – Attività lavorativa dei morti per t. p. in Carrara fra 1964 e 1988 nelle varie classi di età



Classi di età, anni:



Attività lavorative

- 44

45-54 55-64 65-74 +75 Totale

Marmo

3

26

69

93

52

243

Impiegati

4

9

28

34

10

85

Edili

3

8

27

37

6

81

Meccanici

1

12

15

20

8

56

Commercio

1

3

21

21

10

56

Chimici

0

10

20

8

3

41

Marittimi

1

2

12

14

5

34

Liberi Professionisti 0

3

9

8

4

24

Legno (falegnami)

1

2

5

10

5

23

Autotrasportatori

1

5

6

7

1

20

Agricoltura

1

0

4

5

5

15

Altri

2

10

20

26

8

66

Non precisata

2

0

9

14

14

39

Totale

20

90

245

297

131

783

Frequenza %

2,5

11,5

31,5

37,9

16,7


Barghini G., Barghini F. – Toscana Medica 1999

In Carrara fra 1964-1988 vi furono 783 decessi per t. p. (Tabella n. 15).

La mortalità per t. p. risultò: 1) molto bassa entro i 44 anni. Questo significa che i tempi di esposizione per la comparsa dei tumori polmonari negli esposti sono lunghi; 2)

aumentata in maniera consistente fra 45-54 anni; 3) ancor più elevata fra 55-64 anni e fra 65-74 anni; 4) relativamente poco elevata oltre i 75 anni

La mortalità per t. p. entro i 54 anni risultò: 1) modesta negli agricoltori; nei

marittimi e nei commercianti; 2) media, entro il 15%, nei marmisti, negli edili; nei falegnami; negli impiegati; nei libero professionisti; 3) elevata del 23,2% nei meccanici; del 24,0% nei chimici e del 30% negli autotrasportatori (Tab. n. 16).

La mortalità per t. p. fra 55 e 74 anni interessò circa i due terzi dei maschi di tutte le coorti.

La mortalità per t. p. oltre i 75 anni fu: a) molto elevata negli agricoltori, pari a circa un terzo dei decessi; b) elevata, pari a circa un quinto dei decessi nei marmisti, negli addetti alle lavorazioni del legno. Segno che per queste 4 coorti di lavoratori l’esposizione a fattori di rischio oncogeno era stata modesta o forse saltuaria; c) di poco inferiore ad un quinto dei decessi nei commercianti e nei professionisti (Barghini G., Barghini F., 30.1999).

Tabella n. 16 – Numero (N) di decessi per t. p. per attività lavorativa e loro frequenza (%) entro i 54 anni; fra 55-74 anni ed oltre i 75 anni nelle singole coorti di lavoratori.

Attività lavorativa

- 54

55-74

+75


N

N

%

N

%

N

%

Marmisti 243

29 11,9

162 66,7

52 21,4

Impiegati

85

13 15,3

62 75,6

10 11,4

Edili

81

11 13,6

64 79,0

6 7,4

Meccanici

56

13 23,2

35 62,5

8 14,3

Commercio

56

4 7,1

42 75,0

10 17,8

Chimici

41

10 24,4

28 68,3

3 7,3

Marittimi

34

3 8,8

26 76,5

5 14,3

Libero Professionisti 24

3 12,5

17 70,8

4 16,7

Legno (falegnami) 23

3 13,0

15 65,2

5 21,7

Autotrasportatori 20

6 30,0

13 65,0

1 5,0

Agricoltura

15

1 6,7

9 60,0

5 33,3

Varie 105

14 13,3

69 65,7

22 20,9

Totale 783

110 14,0

542 69,2

131 16,7









Altri confronti verificarono: 1) l’andamento della mortalità per t. p.: in Italia in 5 anni

di riferimento ed in Carrara nei cinque quinquenni fra 1964-1968 e 1984-1988 2) quale era stata la mortalità per t. p. in Italia nel 1985 e 1986 dopo i 45 anni ed in tre coorti di lavoratori: addetti alla agricoltura, alle lavorazioni del legno; dell’edilizia di Carrara e dei 3 comuni più

popolosi della provincia di Massa Carrara (Aulla, Fivizzano, Pontremoli) e di due comuni della provincia di Pisa (Cascina e Ponsacco) fra 1983-1988 rispetto alla mortalità per t. p.

nella restante popolazione, gli “altri”, negli stessi anni; 3) l’andamento della mortalità per t. p. in Italia nel 1986 dopo i 45 anni e nei “marmisti” e nella restante popolazione di Carrara, gli “altri”, fra 1983 e 1988.

Certamente sarebbe stato opportuno conoscere l’andamento della mortalità per t. p.

negli addetti alle industrie chimiche, alcune delle quali lavoravano in condizioni spesso

precarie, anzi talora molto precarie.

Ritenemmo che l’andamento della mortalità negli addetti alle industrie chimiche esulasse dalle nostre indagini per tre motivi. Primo, era impossibile di disporre dei dati relativi alla consistenza numerica degli addetti. Secondo motivo, l’andamento della mortalità negli addetti alla chimica era oggetto di indagini specifiche da parte della Regione e dell’USL n. 2 nel quadro dell’indagine caso – controllo dopo l’incidente alla Rumianca del 1984. Il terzo motivo è dovuto al fatto che molti addetti alle industrie non abitavano in Carrara ed altri raggiunta l’età della pensione si erano trasferiti in altri comuni.

Mortalità per tumori del polmone nei maschi in Italia fra 1966 e 1986 e in Carrara dopo il 1964, fra 1964 e 1988.

L’elevata mortalità per t. p. nei maschi morti per t. p. in Carrara imponeva di accertare quale era l’effettiva situazione rispetto a quella nazionale. Per questo la mortalità media per t. p. in Carrara nei 5 quinquenni fra 1964-1968 e 1984-1988 fu confrontata con la mortalità per t. p. verificatasi in Italia in 5 anni di riferimento: i due anni dei censimenti (1.971 e 1.981) e tre anni intermedi fra censimenti (1.966; 1.976 e 1.986)

Il lungo periodo consente di avere un quadro certo della dinamica della mortalità nei maschi in Italia e nei maschi di Carrara. La scelta del lungo periodo per valutare l’andamento della mortalità media per t. p. in Carrara rispetto all’andamento registrato in Italia è motivato da diversi fattori.

Il lungo periodo è stato scelto per conoscere la situazione durante un arco di tempo

nel quale in Italia le capacità diagnostiche e le attrezzature necessarie a formulare diagnosi di tumore polmonare furono elevate e pressoché identiche in tutto il territorio nazionale.

Un secondo motivo è quello di evitare giudizi sull’andamento della mortalità per t. p. legato a fluttuazioni nell’andamento della mortalità per t. p.. Le fluttuazioni potrebbero portare a conclusioni ingiustificate, se non errate. I tassi di mortalità registrati nelle varie classi di età in Italia nei 5 anni di riferimento sono quindi confrontati con i tassi della mortalità media per t. p. in Carrara nei 5 quinquenni fra 1964-1968 e 1984-1988.

Tabella n. 17 – Tassi di mortalità per tumori polmonari nei maschi di 0-75 anni ed oltre in Italia per ogni 100.000 maschi delle varie classi di età (C.E.) nel :

C. E.

1966

1971

1976

1981

1988

- 44

2,5

3.2

3.1

2.4

2.7

45-54

42.6

55.9

74.0

80.9

68.5

55-64

150.3

161.4

194.0

214.2

280.0

65-74

195.9*

266.7*

338.5*

375.6

370.7

75 e +

106.7

186.6

292.2

399.7*

536.6*

0-75 e +

36.6

48.9

62.

75.9

85.2

* = picco di mortalità per tumori polmonari

Da Barghini G. – Stato di Benessere in Carrara. Comune di Carrara 1997

In Italia i tassi di mortalità per t. p. dal 1966 al 1986 aumentarono progressivamente nei maschi dopo i 45 anni. L’aumento della mortalità per t. p. in Italia fu modesto entro i 54 anni, mentre fu più elevato fra 55 e 74 anni e molto più elevato nei maschi di oltre i 75 anni.

Il picco di mortalità per t. p. in Italia nei primi 15 anni (1966; 1971 e 1976) si osservò maschi di 65-74 anni; mentre nel 1981 e 1986 il picco della mortalità si registro oltre i 75 anni (Tabella n. 17).

In Carrara la mortalità per t. p., determinata in base alle medie di decessi per t. p. di

ciascuno dei cinque quinquenni, aumentò in maniera sensibile fra 1964-68 e 1984-1988.

I tassi di mortalità per t. p. mostrano che la mortalità media per t. p. aumentò in

Carrara in tutte le classi di età dopo i 45 anni (Barghini G. e coll., 39.1997)

In particolare in Carrara i tassi della mortalità media per t. p. per 100.000 maschi mostrano che l’aumento della mortalità per t. p. fu modesto entro i 54 anni, come in Italia.

L’aumento risultò più sensibile fra 55-64 anni e fra 65 e 74 anni; e fu molto elevato nei maschi di 75 anni ed oltre (Tabella n. 18).

In Carrara il picco di mortalità si osservò nei primi due quinquenni nei maschi di 65-74 anni e negli ultimi 3 quinquenni si osservò nei maschi di 75 anni ed oltre (Tabella n. 18).

In conclusione il picco di mortalità per t. p. in Carrara si verificò nei maschi di 75 anni ed oltre qualche anno prima di quanto fu possibile osservare in Italia .

Nei maschi di Carrara di tutte le classi di età i tassi di mortalità risultano più elevati di quelli dei coetanei in Italia. L’aumento della mortalità per t. p. in Carrara, come in Italia, fu particolarmente elevato nei maschi di 75 anni ed oltre (Tabella n. 18)

Tabella n. 18 – Tassi di mortalità per t. p. nei maschi di Carrara di –44 anni fino a 75 anni ed oltre nei cinque (5) quinquenni fra 1964 e 1988:

età: anni

1964-68

1969-73

1974-78

1979-83

1984-88

- 44

2.8

5.6

3.8

2.9

19.3

45-54

47.6

93.2

128.0

87.

78.0

55-64

273.4

205.4

190.8

279.4

383.4

65-74

377.9*

364.1*

573.0

559.4

419.6

75 e +

144.3

201.0

648.6*

603.6*

658.8*

0–75 e + 66.8

71.7

108.1

115.7

117.0

RSM

1.69

1.35

1.35

1.38

1.26

* = picco di mortalità per tumori polmonari

Barghini G.- Lo stato di benessere in Carrara . Comune di Carrara, 1997

La tabella fornisce informazioni interessanti. Tenendo presente quanto riferito con le precedenti ricerche si impone un miglioramento delle condizioni degli ambienti di lavoro (Barghini G. Barghini F., 30.1999)

La Mortalità per t. p. in Carrara negli addetti a quattro attività lavorative

L’indagine sulla mortalità per t. p. fra 1945-1953 e 1954-1962 aveva indotto ad effettuare nuove ricerche per documentare l’andamento della mortalità per t. p. nei residenti in Carrara, morti nel Comune, fra 1951 e 1965. Le prime indagini e le successive avevano confermato l’elevata mortalità per t. p. nei maschi di Carrara, mortalità più elevata rispetto ai coetanei morti per t. p. nei comuni viciniori.

Si poneva quindi il problema di conoscere se la mortalità per t. p. in Carrara in alcune coorti di lavoratori e negli “altri” era più elevata o meno elevata che in Italia?

Era particolarmente interessante verificare se la mortalità per t. p. nelle coorti di lavoratori, nei quali i decessi per t. p. erano più numerosi, era più o meno elevata che negli “altri”. Questa conoscenza era ed è importante perché “chi di dovere” possa adottare le

necessarie misure di prevenzione nelle attività lavorative nelle quali la mortalità per t. p. era elevata.

Le precedenti indagini avevano consentito una prima constatazione la mortalità per t. p. era molto bassa entro i 44 anni. Il motivo è perché la comparsa dei tumori polmonari richiede lunghi tempi di esposizione; quindi interessava conoscere la mortalità per t. p. dopo i 45 anni nelle coorti di lavoratori nelle quali la mortalità per t. p. era più elevata.

La mortalità per t. p. nei lavoratori non interessati dall’indagine caso- controllo

Tre indagini confrontarono l’andamento della mortalità per t. p. nei maschi di 45-74 anni in Italia nel 1985 e nel 1986 con l’andamento della mortalità media annua per t. p. nei coetanei addetti all’agricoltura, all’edilizia e alle lavorazioni del legno e nella restante popolazione, gli “altri”. L’indagine accertò la situazione della mortalità per t. p. negli addetti e negli “altri”, la restante popolazione dei Comuni di Carrara e di tre comuni della Lunigiana (Aulla; Fivizzano; Pontremoli) e di due comuni della provincia di Pisa (Cascina e Ponsacco) nei 6 anni, fra 1983 e 1988.

Una quarta indagine confrontò l’andamento della mortalità per t. p. verificatisi nel 1986 in Italia nei maschi di 45-74, con l’andamento della mortalità media annua per t. p. in

Carrara, fra 1983-1988, nei coetanei “marmisti” e negli “altri”, la restante popolazione (Barghini G., Terreni M., Barghini F., 40.1997; D.M. 1971, 36.1971).

L’andamento della mortalità per t. p. dei maschi di 45-74 anni in Italia nel 1985 e 1986 e in Carrara + Lunigiana ed in Cascina + Ponsacco fra 1983 e 1988 nei maschi e negli addetti a tre lavorazioni a rischio noto per tumori del polmone:

1. La mortalità per tumori polmonari negli addetti all’agricoltura

Fra 1983 - 1988 in Carrara e in Lunigiana e in Cascina e Ponsacco non vi furono decessi per t. p. negli agricoltori di 45-54 anni. Questo indusse ad accertare l’andamento

della mortalità per t. p. in Italia nel 1985 e 1986 con l’andamento della mortalità media annua

nei 6 anni negli agricoltori e nella restante popolazione, gli “altri”, di 55-64 anni e di 65-74 anni in Carrara e in 3 comuni della Lunigiana e in Cascina e Ponsacco.

Nel 1985 e 1986 i tassi di mortalità per t. p. in Italia per 100.000 maschi di:

a) 55-64 anni sono più bassi dei tassi della mortalità media per t. p. osservata fra 1983-1988 negli “altri”, coetanei, di Carrara + Lunigiana e più alti dei tassi di mortalità media per t. p. degli “altri”, coetanei, di Cascina +Ponsacco;

b) 65-74 anni sono più alti dei tassi della mortalità media per t. p. osservata fra 1983-1988 negli “altri”, coetanei, di Carrara + Lunigiana e negli “altri” di Cascina + Ponsacco (Tabella n. 19).

In Italia nel 1985 e 1986 i tassi di mortalità per t. p. per 100.000 maschi di:

a) 55-64 anni sono più bassi dei tassi di mortalità per t. p. negli agricoltori coetanei di Carrara + Lunigiana e di Cascina + Ponsacco; b) 65-74 anni sono molto più alti dei tassi della mortalità media per t. p. negli agricoltori coetanei di Carrara + Lunigiana e più

bassi dei tassi della mortalità media per t. p. nei coetanei addetti all’agricoltura di Cascina + Ponsacco.

Tabella n. 19- Tassi di mortalità per t. p. per 100.000 maschi in Italia nel 1985 e 1986 . Tassi di mortalità t. p. sulla mortalità media per t. p. fra 1983-1988 per 100.000 maschi negli “altri”, la restante popolazione, e negli agricoltori di: a) Carrara + Lunigiana; b) Cascina + Ponsacco

Classi età

Italia

Q.M. /100.000

Carrara +Lunigiana

Cascina + Ponsacco

Anni

1985

1986

“Altri” Addetti

“altri” addetti

55-64

280

280

310

385

222

312

65-74

369

370

328

102,9

352

460




Da Barghini G. e coll. – Stato di benessere in Carrara. Comune di Carrara 1997

In Carrara + Lunigiana i tassi di mortalità media annua per t. p. per 100.000 maschi negli “altri” di: 1) 55-64 anni sono più bassi dei tassi della mortalità media per t. p. nei coetanei addetti all’agricoltura; 2) 65-74 anni sono più alti dei tassi della mortalità media per t. p. nei coetanei addetti all’agricoltura.

In Cascina + Ponsacco i tassi di mortalità media annua per t. p. per 100.000 maschi negli “altri” di: 55-64 anni e di 65-74 anni sono più bassi dei tassi di mortalità media per t. p. dei coetanei addetti all’agricoltura (Tabella n. 19).

L’elevata incidenza della mortalità per t. p. negli agricoltori di Carrara + Lunigiana di 55-64 anni e di Cascina + Ponsacco di 55-64 anni e di 65-74 anni è da attribuire, molto probabilmente, all’uso di fitofarmaci o di altri antiparassitari senza le dovute protezioni.

Al contrario i bassi tassi della mortalità media per t. p. negli addetti alla agricoltura di 65-74 anni di Carrara + Lunigiana fanno ritenere che questi agricoltori non abbiano usato fitofarmaci ed abbiano praticato una agricoltura tradizionale (Tabella n. 19).

Probabilmente molti anziani in Lunigiana se fumavano, fumavano, alcuni il sigaro, il toscano, altri fumavano la pipa ed usavano il “trinciato”, un tipo di tabacco da tagliare prima dell’uso. Queste abitudini fumatorie possono non aver fatto aumentare il rischio oncogeno in coloro che fumavano la pipa ed il sigaro, rischio oncogeno che, per pipa e sigaro, è noto essere modesto (Barghini G., Virgone E., Vignale C., et altri., 42.1997).

La mortalità per t. p. negli addetti alle lavorazioni del legno

I tassi di mortalità per t. p. per 100.000 maschi in Italia per i maschi di 55-64 anni e di 65-74 anni nel 1985 e nel 1986 sono praticamente identici (Tabella n. 19).

Questo indusse ad usare per i confronti la mortalità per t. p. in Italia per 100.000 maschi del 1986 per confrontarla con la mortalità media annua negli “altri” e negli addetti alle lavorazioni del legno coetanei dei comuni di Carrara + Lunigiana e di Cascina + Ponsacco fra 1983-1988 (Tabella n. 20)

In Italia del 1986 i tassi di mortalità per t. p. per 100.000 maschi di:

1°) 45-54 anni sono leggermente più: a) bassi dei tassi di mortalità per t. p. negli “altri” coetanei di Carrara + Lunigiana; b) alti dei tassi di mortalità per t. p. negli “altri” coetanei di Cascina + Ponsacco. (Barghini G., Virgone E., Tomasi A., et altri., 43.1997).

2°) 55-64 anni sono più: a) bassi dei tassi della mortalità media per t. p. negli “altri” coetanei di Carrara + Lunigiana, deceduti per t. p. fra 1983 e 1988; b) alti dei tassi di

Tabella n. 20 – Tassi di mortalità per t. p. per 100.000 maschi in età di 45-74 anni in Italia nel 1986. Tassi di mortalità media per t. p. per 100.000 maschi morti per t. p. fra 1983-1988 negli “altri” in età di 45-74 anni e nei coetanei addetti alle lavorazioni del legno in: a) Carrara + Lunigiana ; b) Cascina + Ponsacco

Classi età: Italia

Carrara + Lunigiana

Cascina + Ponsacco



“altri”

Addetti

“altri”

“addetti”

45-54

68,6

77,2

155,7

47,2

102,0

55-64

280,3

307,4

387,6

222,2

350,8

65-74

370,7

325,1

684,9

360,5

253,6

45-74

214,1

224,2

375,9

187,9

241,2

Da Barghini G. e coll. – Stato di benessere in Carrara e nelle provincie e nei comuni Toscani. Comune di Carrara 1997

mortalità media per t. p. negli “altri” coetanei di Cascina + Ponsacco deceduti per t. p. fra 1983-1988;

3°) 65-74 anni sono: a) poco più alti dei tassi della mortalità media per t. p. degli “altri” coetanei di Carrara + Lunigiana deceduti per t. p. fra 1983 e 1988; b) pressoché identici ai tassi della mortalità media per t. p. negli “altri” avutasi nei 6 anni in Cascina + Ponsacco

In Italia i tassi di mortalità per t. p. per 100.000 maschi di:

1°) 45-54 anni e di 55-64 anni sono più: a) bassi dei tassi della mortalità media per t. p. negli addetti coetanei di Carrara + Lunigiana e di Cascina + Ponsacco. I tassi della mortalità media annua per t. p. degli addetti di Carrara + Lunigiana sono moderatamente più alti dei tassi nei coetanei addetti di Cascina +Ponsacco;

2°) 65-74 anni risultano: a) decisamente più bassi dei tassi della mortalità media annua per t. p. dei coetanei addetti di Carrara +Lunigiana; b) più alti dei tassi della mortalità media per t. p. dei coetanei addetti di Cascina + Ponsacco. (Tabella n. 20)

In Carrara +Lunigiana i tassi della mortalità media per t. p. delle tre classi di età degli “altri” sono più bassi dei tassi della mortalità media per t. p. degli addetti. La differenza è sensibile fra gli “altri” di 45-54 anni e di 55-64 anni e gli addetti coetanei ed è ancor più elevata fra gli “altri” di 65-74 anni e i coetanei addetti. (Barghini G. e coll. 43.1997)

I tassi della mortalità media annua per t. p. documentano una mortalità per t. p. molto elevata negli addetti di Carrara + Lunigiana, per carenza di misure protettive adeguate.

In Cascina + Ponsacco i tassi della mortalità media annua per t. p. per 100.000 maschi degli “altri” di 45-54 anni e di 55-64 anni sono più bassi dei tassi della mortalità media annua per t. p. negli addetti coetanei.

Invece i tassi di mortalità media annua per t. p. degli “altri” di 65-74 anni risultano più alti dei tassi della mortalità media annua per t. p. dei coetanei addetti alle lavorazioni del legno (Tabella n. 20).

I differenti tassi di mortalità media per t. p. negli addetti di Carrara + Lunigiana e di Cascina + Ponsacco sono dovuti con ogni probabilità ai diversi sistemi di lavorazione, ai mezzi di protezione individuale e collettiva usati nelle attività dei laboratori dei comuni della provincia di Pisa, rispetto ai sistemi di lavoro dei piccoli artigiani di Carrara e della Lunigiana.

I sistemi di protezione usati, captando le polveri vegetali più minute, hanno ridotto il rischio oncogeno legato alle polveri vegetali. (Barghini G. e coll., 43.1997).

Forse potrebbero aver avuto una certa importanza sull’incidenza dei tumori del polmone i legnami usati nei diversi periodi nei vari comuni

La mortalità per t. p. negli addetti all’edilizia

I tassi di mortalità per t. p. nel 1986 in Italia per 100.000 maschi di:

1°) 45-54 anni sono: a) poco più bassi dei tassi di mortalità media annua per t. p. osservati

negli “altri” di Carrara + Lunigiana; b) leggermente più alti dei tassi della mortalità media annua per t. p. negli “altri” di Cascina + Ponsacco (Tabella n. 21).

2°) 55-64 anni sono: a) più bassi dei tassi della mortalità media per t. p. degli “altri” di Carrara + Lunigiana; b) più alti dei tassi della mortalità media per t. p. degli “altri” coetanei di Cascina + Ponsacco;

3°) 65-74 anni sono più alti dei tassi della mortalità media per t. p. degli “altri” coetanei di Carrara + Lunigiana e di Cascina +Ponsacco (Barghini G. e coll., 44.1997)

Tabella n. 21 – Tassi di mortalità per t. p. per 100.000 maschi in età di 45-74 anni in Italia nel 1986 . Tassi di mortalità per t. p. per 100.000 maschi sulla mortalità media per t. p. fra 1983-1988 nella restante popolazione, gli “altri”, in età di 45-74 anni e nei coetanei addetti all’edilizia in : a) Carrara + Lunigiana ; b) Cascina + Ponsacco

Età:

Italia

Carrara + Lunigiana

Cascina + Ponsacco



“altri”

Addetti

“altri”

“addetti”

45-54

68,6

77,2

62,9

41,2

71,8

55-64

280,3

310,4

362,3

222,2

842,7

65-74

370,7

328,7

380,1

320,5

995,0

45-74

214,1

225,2

279,3

192,4

551,4

Da Barghini G. e coll. – Lo stato di benessere in Carrara . Comune di Carrara 1997

I bassi tassi della mortalità media annua per t. p. di Carrara + Lunigiana sono legati alla modesta incidenza dei t. p. nei maschi della Lunigiana. Incidenza invece piuttosto elevata nei maschi di Carrara.

I più modesti tassi di mortalità per t. p. degli altri di Cascina + Ponsacco sono legati ad una più bassa incidenza dei t. p. nei maschi dei due comuni fra 1983 e 1988.

In Italia i tassi di mortalità per t. p. nei maschi di:

1°) 45-54 anni sono pressoché identici ai tassi della mortalità media annua per t. p. dei coetanei addetti all’edilizia di Carrara + Lunigiana e dei coetanei addetti di Cascina + Ponsacco (Tabella n. 21);

2°) 55-64 anni sono: a) più bassi di tassi della mortalità media annua per t. p. dei coetanei addetti all’edilizia di Carrara + Lunigiana; b) molto più bassi dei tassi della mortalità media annua per t. p. dei coetanei addetti all’edilizia di Cascina + Ponsacco;

3°) 65-74 anni sono: a) di poco più bassi dei tassi di mortalità media annua per t. p. avutisi fra 1983-1988 nei coetanei addetti all’edilizia in Carrara + Lunigiana; b) molto più bassi dei tassi della mortalità media annua per t. p. registrati nei coetanei addetti all’edilizia in Cascina + Ponsacco. (Barghini G. e coll., 44.1997).

In Carrara + Lunigiana fra 1983-1988 i tassi della mortalità media annua per t. p. negli: 1°) “altri” e negli addetti coetanei di 45- 54 anni risultano pressoché identici;

2°) “altri” di 55-64 anni sono più bassi che nei coetanei addetti; 3°) “altri” di 65-74 anni sono di poco più bassi dei tassi di mortalità media per t. p. dei coetanei addetti all’edilizia;

In Cascina + Ponsacco fra 1983-1988 i tassi della mortalità media per t. p. negli:

1°) “altri” di 45-54 anni sono moderatamente più bassi dei tassi della mortalità media annua per t. p. dei coetanei addetti all’edilizia; 2°) “altri” di 55-64 anni e di 65-74 anni risultano decisamente più modesti dei tassi di mortalità media annua per t. p. dei coetanei addetti all’edilizia (Tabella n. 21) .

L’elevata incidenza della mortalità media annua per t. p. negli addetti di Cascina + Ponsacco rispetto all’incidenza osservata negli addetti di Carrara + Lunigiana e all’incidenza della mortalità per t. p. osservata in Italia nei maschi di 55-64 anni e di 65-74 è certamente legata ai sistemi di lavorazione, alla mancata adozione di misure individuali di protezione e,

forse, in parte, ai materiali usati nelle lavorazioni (Barghini G., Vignale C., Terreni M e coll., 44.1997).

La mortalità per t. p. nei marmisti fra 1983 e 1988 in Carrara

I tassi di mortalità per t. p. in Italia nel 1986 per 100.000 maschi di:

1°) 45-54 anni sono: a) pressoché identici ai tassi della mortalità media annua per t. p. negli ”altri” coetanei deceduti per t. p. in Carrara; b) di poco più bassi ai tassi della mortalità media annua t. p. osservati nei “marmisti” (Tabella n. 22)

2°) 55-64 anni sono più bassi dei tassi della mortalità media annua per t. p. negli “altri” coetanei e molto più bassi dei tassi di mortalità media annua per t. p. dei “marmisti”;

3°) 65-74 anni sono: a) pressoché identici ai tassi della mortalità media annua per t. p. degli “altri”, coetanei; b) molto più bassi dei tassi della mortalità media annua per t. p. dei “marmisti”

In Carrara i tassi della mortalità media annua per t. p. per 100.000 maschi fra 1983 –1988 negli “altri” delle 3 classi di età – di 45-54 anni, di 55-64 anni e di 65-74 anni - sono più bassi dei tassi di mortalità per t. p. nei coetanei “marmisti” (Tabella n. 22)

Gli elevati tassi della mortalità media annua per t. p. dei “marmisti” confermano l’elevato rischio oncogeno al quale i “marmisti” erano esposti negli anni fra 1983-1988.

Il rischio oncogeno è elevato nei “marmisti” ed “ex - marmisti” ed è legato ai nuovi sistemi di lavorazione introdotti dopo il 1950, sistemi che prevedevano l’impiego nella segagione della silice e all’aumento di velocità di lavorazione.

Tabella n. 22 - Tassi di mortalità per 100.000 maschi morti per tumori del polmone :

a) in Italia; b) nei marmisti; c) negli “altri”, la restante popolazione maschile, esclusi agricoltori + edili + lavoratori del legno + marmisti deceduti in Carrara fra 1983 e 1988. Rischio standardizzato di mortalità (RSM); Intervallo di Confidenza al 95% (IC95%); E).

Classi età : anni

Italia Q.M./100.000 Carrara Q.M. /100.000



Marmisti

“Altri”

45-54

68.6

95.8

64.7

55-65

280.3

487.8

317.1

65-74

370.7

472.6

381.2

45-74

214.1

339.0

228.5

RSM *


1.49

n.d

IC95% -


1.14


IC95% +


1.83






RSM = RSM su tassi Italia


I C 95% - = limite inferiore

I C 95% + = limite superiore

Da Barghini G., Terreni M., Barghini F. - Stato di Benessere in Carrara. Comune di Carrara 1997, semplificata

Ora sia le nuove tecnologie nell’estrazione e nella segagione, sia la segagione di marmi colorati e di graniti, contenenti silice, possono aver fatto aumentare il rischio oncogeno nelle varie lavorazioni. Nella segagione del granito oltre alla presenza della silice potrebbero aver rappresentato un rischio oncogeno anche le polveri metalliche che potrebbero formarsi durante la segagione. Sono polveri delle quali ignoriamo quale potrebbe essere il loro ruolo nell’insorgenza dei tumori polmonari.

Conclusioni e discussione

Nel 1964 Giovanni Berlinguer scriveva in Educazione Sanitaria “La medicina scolastica rappresenta la feconda integrazione di due diritti costituzionali: il diritto allo studio e il diritto alla salute…il diritto alla salute si sviluppa con due distorsioni fondamentali: la scienza medica si orienta, ovunque, verso la priorità della prevenzione, ma all’accrescimento del potenziale terapeutico non si accompagna un parallelo incremento dei servizi di medicina preventiva.”

A nostro avviso anche il diritto allo studio si è sviluppato con una distorsione. Esso è indirizzato esclusivamente all’istruzione classica e scientifica, mentre non si è sviluppato il diritto alla conoscenza dei comportamenti nella vita.

Nel 2006 Esperti del CNR e di una Agenzia della Regione pubblicarono uno studio su “La mortalità per tumori nell’area di Massa Carrara dieci anni dopo la chiusura dell’ANIC -AGRICOLTURA e della FARMOPLANT.”

Il titolo fa avanzare il sospetto che le industrie chimiche abbiano condizionato e continuino a condizionare la vita e la salute nell’area di Massa Carrara. La ricerca documentò l’elevata mortalità per tumori del polmone nei maschi e una modesta mortalità per tumori del polmone nelle donne.

La stampa locale appresa la notizia scrisse “La terra apuana paga il dopo chimica. In realtà l’indagine del CNR e dell’Agenzia Regionale documenta nei due periodi una

elevata mortalità per t. p. nei maschi ed una modesta mortalità per t. p. nelle donne.

Conferma il non rischio da inquinamento atmosferico l’indagine promossa dell’USL n. 2 e dalla Regione Toscana, essa dimostrò che nei maschi che lavoravano nelle industrie che producevano fitofarmaci vi erano stati t. p.; mentre nelle donne che lavoravano negli stessi stabilimenti non vi erano stati decessi per t. p.

La cosa era nota da anni e documentata da “Lo Stato di Benessere in Carrara ….”, monografia pubblicata nel 1997 dal Comune di Carrara.

La legge non imponeva ad uno di noi di seguire per anni ed anni la dinamica della mortalità per tumori polmonari in Carrara dal 1945 al 1991 e nella provincia di Massa Carrara fino al 1980, ma lo fece e questo consente di smentire il sospetto.

Le ricerche riferite ne “Lo stato di benessere in Carrara ….”e le altre precedenti riferite apparentemente sono vecchie, quindi si potrebbe ritenere non siano né attuali, né utili a stabilire come sta la situazione. Esse hanno due pregi.

Il primo consentono di affermare, con certezza “la terra apuana non paga il dopo

chimica”. E già per questo i cittadini di Carrara dovrebbero ringraziare il Sindaco di Carrara –pro tempore - se oggi è possibile questa affermazione senza tema di smentita.

Il secondo pregio sta nel fatto che le fatiche fatte consentono, in base ai risultati di una ricerca di Hammond ed Horn – i cui risultati sono stati riferiti -, di comprendere l’importanza delle vecchie ricerche per stabilire se indagini opportune epidemiologiche potrebbero consentire al SSN di conoscere la situazione e di realizzare una prevenzione valida ed efficace.

Merita ricordare la prima ricerca sulla mortalità per t. p. in Carrara. Essa documentò che i maschi morti per tumore del polmone fra 1945 e 1953 furono 14, mentre nei 9 anni successivi, fra 1954 e 1962 nei maschi in Carrara vi furono 123 decessi per t. p..

I 123 decessi per t. p. in Carrara si erano verificati in “marmisti”, muratori, operai, manovali, insegnanti ed impiegati. Con sorpresa fu osservato che 5 morti per t. p. erano industriali. Sorpresa perché nei 9 anni precedenti vi era stato un solo decesso per t. p. fra gli industriali.

Fin dalle prime ricerche furono accertate attività lavorative svolte dai morti per t. p., abitudini fumatorie e abitudini a frequentare locali nei quali più persone fumavano (con esposizione a fumo passivo). In quegli anni non erano ancora noti i risultati delle indagini di numerosi studiosi, che documentarono, allora, anni cinquanta, che fumo attivo e fumo passivo sono due fattori di rischio oncogeno.

Le ricerche di Hammond ed Horn in America e Doll e Hill in Gran Bretagna ebbero due meriti. Il primo per aver documentato, fra i primi, il rischio oncogeno del fumo; il secondo per aver accertato che l’aver cessato di fumare da almeno 10 anni riduce in maniera consistente nei forti fumatori la mortalità per t. p.

Quindi l’interruzione dell’esposizione al fumo, ossia ad un rischio oncogeno, rappresenta per l’uomo un motivo certo di riduzione del rischio di contrarre un t. p. Sarebbe interessante accertare se questa situazione si osserva in quelle coorti di lavoratori, esposte a rischi oncogeni lavorativi, nelle quali sono state adottate misure di prevenzione efficaci e valide da anni.

L’accertamento dei rischi ai quali erano stati esposti i morti per t. p. in Carrara fu possibile grazie alla collaborazione dei familiari dei defunti e alla inchieste domiciliari Esse consentirono di accertare le attività lavorative, le abitudini fumatorie e ricreative di ciascun morto per t. p..

Due ricerche accertarono, la prima sui 183 morti per t. p. in Carrara fra 1951 e 1965, la seconda su 238 morti per t. p. in Carrara fra 1966 e 1980 abitudini fumatorie, abitudini a frequentare locali nei quali più persone fumavano ed attività lavorativa. Le due indagini consentirono di stabilire che dei 421 morti per t. p., 382 erano fumatori di sigarette e 211 di loro frequentavano abitualmente locali nei quali più persone fumavano.

Lo studio documenta anche che fra 1951 e 1980 non vi furono decessi per t. p. nei familiari dei 382 fumatori. E’ verosimile che i 382 fumatori, morti per t. p, fumassero tutti in casa. Questo fa pensare che il rischio oncogeno rappresentato dal fumo passivo sia dovuto alla concentrazione del fumo nei locali dove più fumatori fumano, ossia sia legato ad una possibile soglia di rischio.

Lo studio mostra che: 1°) la mortalità per t. p. in Carrara , fra 1964 e 1988 è stata più

elevata che in Italia; 2°) in Carrara i marmisti, fra 1954 e 1988, è stata la coorte di lavoratori nella quale si è avuto il maggior numero di decessi per t. p.; 3°) la media annua di decessi per t. p. nei marmisti è aumentata da 17 decessi per t. p. fra 1954-1958 a 55 decessi per t. p. fra

1984-1988, con una media di decessi/anno per quinquennio negli ultimi 3 quinquenni di 11 decessi per t. p.. L’aumento dei decessi è avvenuto in coincidenza di una diminuzione degli addetti; 4°) altre coorti nelle quali la mortalità per t. p. fu elevata sono: gli impiegati; gli edili; i meccanici; i commercianti; i chimici; i marittimi; 5°) la mortalità per t. p. entro i 54 anni fra 1964 e 1988 è stata elevata negli autotrasportatori, nei chimici e nei meccanici. Questo significa che questi lavoratori erano esposti ad un elevato rischio oncogeno; 6°) l’elevata mortalità per t. p. in numerose coorti di lavoratori di Carrara fa pensare che l’interazione fra diversi fattori di rischio oncogeno abbia avuto un ruolo importante nella comparsa dei tumori polmonari; 7°) l’elevata mortalità per t. p. negli edili di Cascina + Ponsacco è molto probabilmente dovuta ad una interazione fra materiali usati tecniche di lavorazione e abitudini fumatorie e ricreative; 8°) l’elevata mortalità per t. p. negli agricoltori che usarono fitofarmaci contrasta con la modesta, molto modesta, mortalità per t. p. negli agricoltori più anziani di Carrara + Lunigiana che non usarono fitofarmaci; 9°) i decessi per t. p. di impiegati, commercianti e libero professionisti sono certamente dovuti alle loro abitudini fumatorie.

L’aver accertato fra censimenti successivi che nei 30 anni fra 1951 e 1981 i maschi e le femmine di Carrara e di Massa che al primo accertamento avevano 55-64 anni ed al

censimento successivo avevano 65-74 anni avevano la stessa sopravvivenza dei maschi e delle femmine di altre città della Toscana (Pisa e Lucca, nelle quali non vi erano industrie insalubri) consentono di affermare con certezza “La terra apuana paga il dopo chimica”. L’affermazione è confermata dalla migliorata sopravvivenza dei maschi e delle femmine di Carrara e di Massa fra censimenti del 1981 e 1991 e censimenti del 1991 e 2001

I risultati di queste osservazioni dovrebbero stimolare i responsabili ad accertare l’andamento della mortalità per t. p. in Carrara ed in altre città.

Le indagini se estese alle Az. USL della Regione potrebbero fornire un quadro chiaro dei rischi oncogeni ai quali erano e potrebbero essere ancora esposti i lavoratori nelle loro attività quotidiane e far si che chi di dovere adotti misure di prevenzione efficaci e valide.

Le indagini dovrebbero interessare un periodo sufficientemente lungo per essere rappresentative e dovrebbero usare una scheda unica, predisposta.

La scheda usata per le precedenti indagini condotte in Carrara – la scheda piacque al Prof. Giulio Maccacaro, allora Direttore dell’Istituto di Biometria e Statistica Medica dell’Università di Milano e al prof. F.L. Petrilli, Direttore dell’Istituto di Igiene dell’Università di Genova e per anni membro del Consiglio Superiore di Sanità- con poche modifiche potrebbe rappresentare lo strumento adatto sia per condurre indagini per la mortalità per t. p. sia per altri tumori o malattie legate ad attività lavorative o meno.

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